Bello + Blue Jeans

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IMG00264E sulla mia strada incontro un certo Jeans, Blue Jeans. Un tipo alto, moro, gentile. Le sue origini gli danno un suono rassicurante e una cadenza dolce, uno che parla così non potrà fare del male a nessuno, immagino. E uno dei pochi matti sulla faccia della terra che ha capito il gioco e ha deciso di provarci. Mi fissa intensamente e penso che si sia preso una cotta per me. Ha delle buffe reazioni quando dico la parola “ragazzo”. Mi manda sms di buona notte. Ho tutti i segnali e penso; “questo mi si accolla, già lo so”. Invece non va tutto come immaginavo, per la regola l’apparenza inganna mi imbatto in un bizzarro essere umano, tutto diverso da quello che credo. Passo da un “non mi piace”, a un “ah vabbè allora si può fare…” in finale un “è perfetto”. E già, chi l’avrebbe mai detto, non ho sempre ragione e posso sbagliare anche io. Blue Jeans ha qualche anno in meno di me, è alto, moro, ha dei lineamenti del viso bizzarri e una voglia sul mento. E’ un ragazzo carino, sia fisicamente che nei modi. Lo vedo come un povero sfigato se non che qualcosa cambia. In 4 giorni prova in tutti i modi a farsi avanti, il ragazzo ha classe e riesce anche a non disturbarmi, ha un fare discreto, gesti gentili ma nascosti. Ci sa fare. Finalmente il quarto giorno usciamo tutti a cena, è un occasione per scoprire qualcosa in più su di lui, per ridere e scherzare pesantemente. Un pezzo di confidenza, il più lo prendiamo durante il post cena e il passaggio a casa, conclusosi con un cinematografico sguardo di lui fisso su di me, un silenzio di qualche secondo e un deciso bacio sulle guance con annessa buona notte. Una volta arrivata a casa lascio la borsa e prendo il telefono con la convinzione che mi sarebbe arrivato un sms, è così! Mi vanto della mia bravura da indovina e lancio il telefono senza rispondere sbuffando all’idea di aver appena firmato la mia condanna a morte con un ragazzo romantico in cerca di attenzioni. Dopo una mezz’ora mi sento in colpa e non riesco a dormire, così prendo il telefono e rispondo in maniera divertente al messaggio, sono pronta a chiudere gli occhi e la mia coscienza è pulita. L’indomani altri messaggi e più si avvicina l’orario del nostro incontro e più io sono sicura di andare incontro al bacio, il suo bacio. Non mi sbaglio neanche stavolta, succede che mi prende un dito, mi accarezza l’anello, mi prende il mento e mi bacia. Mentre succede io penso ad una cosa sola: a quanto sono poca adatta a queste cose, “non me dice nniente”, non bacia male, ma io non vibro, mi diletto in un attività fisica non l’unica funzione di lavorare sui muscoli facciali e basta. Non fa per me e per tutto il resto del tempo penso a come affrontare il rivedersi a fine serata. Che palle! Odio queste cose. Non c’è un altro momento per rimanere soli e quindi ho la scusa giusta per andar via senza dover affrontare l’argomento. Sms arriva puntuale durante la mia fuga, ho la stessa reazione del giorno prima: sbuffo, non voglio rispondere, poi dopo un’ora i sensi di colpa mi attanagliano e rispondo con un mi dispiace e bla bla bla. Lui non risponde altro, silenzio per tutta la serata. Immaginandolo buono e sensibile penso se la sia presa. Mi avvio al nostro solito appuntamento, il giorno seguente, casuale e quotidiano, con l’idea di trovarmi cavia di un pippotto e invece pare tutto tranquillo con mia grande sorpresa. E ci rimbattiamo nel solito bacio rubato nell’ombra del nostro nascondiglio, una serata che questa volta non si ferma lì e continua ad una festa. Gente con cui chiacchierare, ridere scherzare, siamo tanti e io cerco un nascondiglio per noi due, mi alzo per andare in balcone a fumare. Lui mi segue nonostante non avessi detto nulla, per rimanere soli e non perdere tempo viene al freddo di una serata di aprile in mezze maniche. Subito dietro di lui altre 2 persone, addio privacy, addio baci, addio carezze. Rimaniamo lì bloccati per almeno mezz’ora, occasione mancata in pieno per uno scherzo befferdo del destino. Rientriamo ed è sempre attaccato a me, come ha sempre fatto e come non avevo quasi mai notato, mi tiene stretta a lui come se sulle sue cosce ci fosse della colla che mi assorbe e ci tiene attaccati. Lasciamo la festa e ci dirigiamo in un locale, è già l’una ma non è ancora troppo tardi. Musica e gente che balla, gente che passa, mucchi di passanti e siamo tutti appiccicati in attesa di capire cosa ci va di fare: bere, ballare, andar via. Con la scusa del poco spazio siamo uno vicino all’altro, le nostre mani si incontrano in segreto e si lanciano in conversazioni amichevoli. Sempre più gente lì dove siamo noi, siamo praticamente pressati, uno sull’altro, troppo vicini per rimanere indifferenti, fermi e senza far nulla. Decido di usare la solita scusa: sigaretta. Lui è dietro di me, usciamo dal locale e un piccolo imbarazzo ci porta lontani dall’ingresso. Siamo in mezzo ad una strada, ed inizio a capirlo meglio. È un ragazzo calmo ma irruento, senza pudori ne freni. Non si fa mettere k.o. dai miei no e in modi fantasiosi ci riprova ogni volta senza infastidirmi. È caparbio, testardo, arrogante e porco! Mi piace un po’ di più adesso. Stop! Può bastare per ora, ma io non ho ancora fumato effettivamente. Mi preparo la sigaretta e lui è muto davanti a me, non parla, non abbiamo niente da dire… è strano ma mica tanto. Gli dico che se vuole scendere non è un problema per me restare sola a fumare, lui si assicura che così sia realmente e con un “effetivamente io non fumo” scende le scale senza molti problemi. Io resto lì fuori, sola, in mezzo a gente che non conosco con una sigaretta fumante in bocca, con l’odore di sesso addosso col retrogusto di zoccola. Sono sola e libera, circondata dal nulla, no pensieri, no paranoie, no, non cerco amore. Non voglio essere amata, tanto meno da uno sconosciuto, non voglio essere al centro di un fittizio mondo di qualcuno che inganna la mia testa vuota per portare a letto con sè il mio corpo. Non ne ho bisogno. Avevo bisogno di vibrare anche senza un motivo importante e l’ho fatto, ho preso ciò che il mio corpo mi ha dato sotto forma di sensazione e ringrazio del gustoso pasto. Torno anch’ io giù a far nulla, perché tanto sto bene, ma poi vengo spinta in pista e sono lì che mi diverto serena, come una hippy sotto effetto della mariuana, gioiosa come solo danzare mi rende, libera… si sono proprio un hippy!
L’indomani è l’ultima, l’ultima occasione, volta, la fine insomma. Una serata strana, tanti incontri, una cena in un buco di fraschetta a sorseggiare vino e strane birre. Chiacchiere tante e con mio stupore le nostre mani si legano ancora ma in un modo diverso, più fermo e sicuro, più dolce ma sempre nascosto a tutti. Carezze celate dall’austerità di noi due rocce sulle quali se ti fermi a fissarci puoi vedere due facce che sorridono. Si legano i piedi e le gambe si incatenano, come a dire fermati qui finché puoi. Cambiamo posto e sotto un tavolo a strisce di legno qualcuno si accorge di qualcosa, sembriamo due fidanzati, ma che non si conoscono. Non mi trattengo dal dire quello che penso e mi ritrovo gli occhi spalancati di lui, sbigottito da quella che sono. Non conosciamo molto l’uno dell’altro ma c’è qualcosa che ci intriga, ma non osiamo alzare il velo per scoprire ciò che c’è sotto, siamo dei fottuti individualisti che si sono casualmente scontrati per strada, non c’è fututo. Vedo qualcosa di me al maschile in lui, nel bene e nel male. Scopro una persona fiera e tronfia di se, ma con discrezione. Passeggiamo per troppo tempo lontani ed ad un certo punto mi sento tirare per la giacca e mi ritrovo sotto le sue braccia mentre mi avvolge e mi afferra il sedere da una tasca del jeans, Mister Blue Jeans, si. Risaliamo in macchina e mi succede qualcosa di strano: riusciamo a tenerci per mano anche mentre io guido, riusciamo a baciarci perché gli altri dietro già dormono, ma più ci avviciniamo all’arrivo e più mi trovo ad afferrargli con forza la mano, siamo ad un isolato e con quelle strette quasi gli stritolo le dita. Saluto tutti e lui riesce a trattenersi giusto 2 secondi di più per l’ultimo bacio per dirsi addio. Ho la certa percezione che quella sarà l’ultima volta che avremo un contatto…e così è. Nessun messaggio quotidiano, nessuna telefonata ma solo il pensiero piacevole di aver incontrato uno che a suo modo a buttato a terra un altro pezzo di muro della intoccabile Lullabyyy. È perfetto così, giusto così, vero così… Mi ritrovo a pensare solo a quelle mani incatenate una all’altra senza che l’una chiedesse troppo all’altra, discrete e nascoste. Le relazioni occasionali dovrebbero essere tutte così… senza pretese. Godersi quel che di bello c’è e se son rose fuoriranno, il destino è il giudice della mia vita, mi fido più del caso che delle persone e delle loro teste e cuori malati.
Addio Blue Jeans.
Eri perfetto…per quel che eri 🙂

Sono qui anch’io.In jeans
Lullabyyy84-IO³

Abemus Cast

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Dopo casting, provini, re call… ce l ho fatta! Sono riuscita ad ultimare il cast del mio spettacolo.

Oggi preparavo un gruppo con tutti i loro indirizzi mail per facilitarmi le comunicazioni di servizio e mi sono fermata a contemplarli. Sono belli! Mi sento un pò mamma nonostante tutto. È la prima volta che lo dico di un cast. Mi piacciono. Ho avuto qualche dubbio e ancora oggi non sono convintissima di aver fatto tutto quel che era giusto. Ma loro gli attori più bravi che per ora mi siano capitati. Una buona parte di loro pende dalle mie labbra e crede nella mia natura divina. Mmmm magari questo spettacolo riuscirà a darmi qualche grande soddisfazione. Non lo so, non sono certa di nulla, ma solo di dover arrivare al debutto con tutto pronto.

Lunedì prima lettura. Ero sola e loro tutti schierati verso di me. Non mi sono posta il problema e tanto meno preparato nulla visto che sono più di 3 mesi che io e gli altri lavoriamo a questo progetto. Ho talmente tanto di quel materiale nelle vene che potrebbe parlare anche solo il mio sangue.
La lettura è stata buona ed è culminata con l’ottimo. Non tutti hanno perfettamente capito la parte ma c’è tempo. Ognuno ha dato a suo modo, qualcuno mi ha confermato con fiducia la sua adeguatezza, altri mi hanno fatto nascere qualche dubbio controllato, si perché con il giusto lavoro tutti arrivano dove devono.
Finale a sorpresa caldo e non gelido come sono solita andar via. Appunti interessanti, domande approfondite e a qualcuno si accende una lampadina: “adesso capisco” calcolando che solitamente a me gli attori la dicono il giorno della generale, direi che siccome siamo alla prima prova siamo a cavallo. Yuppi (come qualcuno ha gioito quando gli ho dato esito positivo del provino)

Sono qui anch’io. Start.
Lullabyyy84-IO³

Tutto quello che mi dicono

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M mi scrive: ” …cmq ieri sera davvero un bel clima, un bello spirito di lavoro.
e i frutti si vedono. ogni volta mi sembra che il seme acerbo stia germogliando sempre piú forte, bello e luminoso.
quelle che erano solo tue ispirazioni (anche un pó vaghe a vederle da fuori) diventano materia viva.
mi convinco sempre di piú che verrà un risultato potentissimo.
brava, brava davvero.
ah, e mi sono sorpreso con un sorriso immenso nel cuore rendendomi conto che il nostro particolare modo di voler lavorare sta costruendo uno stile artistico del tutto particolare. fantastico!
(l’importanza della creatività di tutti gli aspetti tecnici in un’unica direzione. fuori dai clichet ma attenta e consapevole di ogni dettaglio…il tutto retto da un’idea fortissima che guida, ispira e traina). sono sicuro che il pubblico sarà travolto da tale potenza
i dubbi sono di chi ha bisogno di “vedere” per capire. tu stai ancora trovando le parole per spiegare cosa hai nel cuore, prima ancora che in testa. ricorda le mie fatiche per tirar fuori quella roba strana che volevo fosse D.
ma meglio di me tu stai trovando luce, sicurezza e spiegazioni (anche a te stessa) proprio dai dialoghi e dai dubbi degli altri. dover rispondere e convincere loro ti obbliga a trovare maggiore chiarezza in te. e cosí gli impulsi trovano forma e materia”

G mi dice: ” tesora se vuoi scrivere qualcosa sull’amore.. qualcosa devi vivere.. L o non L.. e vivere non significa pensare o osservare… significa godersi alcuni attimi in totale libertà.. perchè se non li vivi quando passano, muoiono e non tornano..

L’oroscopo di Rob Brezsny dice: “A questo mondo”, diceva Oscar Wilde, “esistono solo due tragedie. Una è non ottenere quello che si desidera, l’altra è ottenerlo”. Conto sul fatto che tu riesca a confutare la seconda parte di questa discutibile affermazione, Leone. Secondo la mia analisi dei presagi astrali a lungo termine, nei prossimi sei mesi otterrai sicuramente quello che desideri. Riceverai il tuo premio, guadagnerai la tua medaglia, vincerai una partita importante, vedrai riconosciuto un tuo diritto o troverai un tesoro. Quando succederà, sono sicuro che farai in modo di goderti per sempre questa benedizione. Non ti provocherà nessuna tristezza.

Sono qui anch’io. In ascolto.
Lullabyyy84-IO³

Ma sto mal di testa…?

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ho mal di testa
penso troppo è questo il problema
ad uno spettacolo che debutterà presto
penso agli attori giusti
penso alle scene perfette
ai costumi ideali

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alle idee originali
a lasciare spazio a tutti
a soddisfare i bisogni di tutti
unità sceniche indipendenti che però siamo legati da un filo di coerenza
mi soffermo sull’aderenza con la realtà
voglio ingannare il mio pubblico
voglio fargli capire cose, cose che fa finta di non capire
voglio un video che abbiamo ragione
voglio una cantante che canti male
voglio dei musicisti che suonino con l’anima
il testo semplice ma curato, un buon tentativo iniziale
voglio comunicare
penso a problemi logistici, di organizzazione, umani
penso al domani, al debutto agli occhi agli sguardi
penso agli addetti ai lavori che giudicheranno
cerco possibilità sbocchi aria
ricerco un futuro per me e per gli altri
le preventivo i problemi e come ho intenzione di risolverli
michele è un problema del pubblico, quanto ce ne sarà? come faccio incrementarlo?
le prove quante prove, modifiche quali modifiche, musiche quali musiche
scelgo che mi darà una mano, delego responsabilità,
immagino le luci e chi le governerà
valuto i costi Le spese
mi tengo buoni capi
do certezze navigo nel dubbio
meglio i conflitti
tengo i tempi

e ancora mi domando perchè ho mal di testa?

Sono qui anch’io. A pensare.
lullabyyy84-IO³

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Un istrice.

Lady Catelyn Stark

C’era una volta un istrice.

Era un istrice poco fortunato e riservato.

Era scettico nei confronti degli altri.

Un giorno ebbe un sussulto.

Sentì nascere dentro di lui qualcosa.

Lo stomaco frizzava, le gambe si alleggerivano, dentro di lui nasceva la bolla della Felicità!

Provò a tenerla tutta per lui nel suo stomaco, ma un giorno, parlando con un’altro istrice, la bolla, gli uscì fuori, finendo sugli aculei del suo amico istrice, che senza accorgersene o darvi troppo peso,  la scoppiò.

Da quel giorno l’istrice tenne sempre la bocca chiusa, e le bolle di felicità, dentro di lui.

Dopo pochi giorni, l’istrice scoppiò, e morì.

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Capita, come dice lei, lo penso anche io.

memoriediunavagina

Capita quando c’è un weekend lungo.

Capita quando torni da una cena a casa dei tuoi amici che stanno per sposarsi.

Capita quando viene giù la prima neve, che ti vien voglia di accoccolarti nel cardigan e affacciarti alla finestra, con il riflesso delle luci dell’albero di Natale sui vetri, ad aspettare che lui – che c’ha delle spalle che uau – si avvicini a te da dietro e ti abbracci forte. Peccato che non ci sia l’albero. E nemmanco lui. Solo la neve. Che in città è popo na merda.

Capita quando cammini per le strade illuminate, tra le vetrine scintillanti, e i signori col cappello, e le coppie che comprano i regali, e i passeggini.

Capita tutte le volte che t’accorgi che a fare una busta di puré ne butti metà.

Capita tutte le volte che le tue amiche ti chiedono: “E tu, raccontaci qualcosa”…

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Bello + Bravo

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Non immaginavo proprio, non immaginavo un sacco di cose…
Aveva semplicemente esordito dicendomi: “e fattela na risata!” Con quel fare da romano senza peli sulla lingua e allo stesso tempo irriverente. Ridevo quel giorno anche solo perché come al solito davo sicuramente l’impressione di quella con la “mazza su per il culo”. Mi faceva ridere perché neanche ricordavo il suo nome, ma quel maledetto sconosciuto aveva colto nel segno.
L’ho incontrato quando iniziava ad andare tutto bene nel mio lavoro, quando sono salita su quel treno che aspettavo da tempo. Ero tanto presa, in tensione, che non pensavo ad altro: lavoro, lavoro, lavoro e nulla di più. Quella battuta mi riportava alla vita vera, quella quotidiana, mi dava un tempo per respirare.
Abbiamo lavorato insieme per 3 settimane: nel buio di una console di regia per 100 min. a sera. “Galeotto fu” il buio forse, o lo stesso modo di lavorare, o le brave persone che si incontrano, le occasioni, i più lavori che ci hanno visto sempre insieme, la riservatezza di entrambi, non so! Con un graduale e lento rendersene conto prima lui e poi io prendiamo atto dei dato di fatto, del dato ok, fatti pochi.
“Il lento e graduale rendersene conto” era stato davvero tanto lento e estremamente graduale…
Come ci definiva qualcuno: “Siete due montagne, ma chi vi smove a voi?!” Questo, un problema!
Non siamo ancora vicini, questo è un altro problema.
Non sembra esserci via praticabile per avvicinarci, enorme problema.
So solo che giorno dopo giorno, anche solo il pensiero di lui mi fa rimettere in discussione tutte le decisioni che da femmina posso prendere nei miei deliri: “Non lo chiamo!” 2 Ore dopo sono col cell in mano. “Ora deve aver capito, mi aspetto che prima o poi ricambi il gesto propositivo”.
Già c’è un eterna lotta tra maschi e femmine, poi metti un timido riservato accanto ad una timida inacidita…
Se solo mi fossi resa conto di quanto avrebbero fatto breccia su di me i suoi pregi e quanto mi avesse potuto rincretinire rimanendo semplice e neutrale, senza bellezza disarmante, senza avere l’età giusta, senza averci mai spudoratamente provaro…
Quei: “Dai su” con mano sulla mia spalla. “Bionda!”. “Sono triste, da domani finisce tutto”. “Ma tutto bene? Ti vedo strana”. “Taranto eh!”. “Ah!”
Sono stanca di immaginarlo. Lo voglio accanto, è ormai un ossessione.
Ma non reagisce a nulla ormai, come se non gli importasse, o forse non gli è mai importato.
Mi basterebbe rivederlo, ancora.
Abbiamo rifiutato gli inviti dell’altro una volta per uno ora si potrebbe mettere di nuovo la palla al centro e rigiocare la partita.
Faccio cattivi pensieri: penso alla cose brutte!
Faccio tanti sogni: voglio che diventino veri!

Sono qui anch’io. Ad immaginare.
lullabyyy84-IO³

Bello + Actor (seconda)

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Lo sto conquistando poco a poco:
mi fa battute simpatiche,
controlla sempre che tutto mi vada bene,
ormai è mio,
devo solo fargli cambiare orientamento sessuale. Che ce vo! NO?!

Oggi mi ha ABBRACCIATO!
Mentre lo faceva io pensavo dentro di me:
“L’unica consolazione è che faremo 14 repliche, 14 “merda” scaramantici e quindi 14 volte gli toccherò le chiappe!!!”

Sono qui anch’io. Positivista.
lullabyyy84-IO³

ma quel tuo spettacolo di marzo…?

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“Scusa Lullabyyy quel tuo spettacolo di marzo…?”
Un attore professionista che si approccia a me cercando una parte nel mio prossimo spettacolo? So soddisfazioni.
Peccato che non possa offrirgli quello che cerca e quindi sono costretta a rispondergli:
“Io non sono prodotta, faccio tutto da me. Il giorno che sarò bravissima e famosa vi chiamerò, statene certi.”
Dal proscenio arriva una risata, gentile e sommessa. E’ lui che sorride e divertito se la ride per quel che ho detto.
Gli attori sono strani animali da palcoscenico, cercano le possibilità perché solo così possono lavorare e con la loro bravura se ce l’hanno.

L’aria a teatro è dura, ritardi su ritardi, tempo speso tanto, cose fatte poche. C’è tensione, c’è insoddisfazione e frustrazione.
Quando si lavora con anima è difficile venirne fuori senza ferite e così da un fraintendimento ecco il primo urlo del regista,
da giorni incassa e si danna sotto il peso dei grandi impegni, scivola schiacciato dal peso ed emette il primo grido di dolore.
Silenzio. Pausa. [come una didascalia da copione]
Siamo a pochi giorni dalla prima ed è anche normale: gli attori hanno le loro ragioni, i tecnici anche e il regista le sue.
Nessun torto, nessuna ragione; tutti torto, tutti nella ragione.
E’ uno strano mestiere.

Sono qui anch’io. Nella mia casa che si chiama Teatro.
lullabyyy84-IO³

Bello + Actor

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Aggiorno sulle mie fantastiche avventure così.
Sono alle prove di uno spettacolo. Lavoro. Nel cast c’è un attore bravissimo,
e siccome questo è una rarità ai miei occhi risulta come un diamante, probabilmente.
E’ carino, a modo, rispettoso,
ha una presenza scenica stupenda, non di quelle pompose ma dimessa ed estremamente curata nei movimenti.
Un attore che si sa anche muovere in scena è una rarità, questo diamante quindi ha un sacco di carati.
E’ anche schivo, bianco e malaticcio!
Sono pazza di lui…

Ma la cosa più bella l’ho scoperta oggi.
l’attrice mi dice: “E certo però che peccato”
Io: “Che peccato cosa?”
l’attrice: “Non se ne salva uno. So tutti frosci (riferendosi al cast)”
E’ gayyy noooo! noooo! Ma porco giuda!
Sono disperata!
In prova mi ritrovo a fissarlo e poi scuoto la testa e mi ripeto: “è gay, ma perché?” e la sbatto sul primo spigolo vivo che trovo.
Domani mi avvicinerò al suo orecchio e gli sussurrerò: “Eri perfetto”
😦

Sono qui anch’io. Disperata.
lullabyyy84-IO³