Archivi categoria: testa fuori dal sacco

Bello + Actor

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Aggiorno sulle mie fantastiche avventure così.
Sono alle prove di uno spettacolo. Lavoro. Nel cast c’è un attore bravissimo,
e siccome questo è una rarità ai miei occhi risulta come un diamante, probabilmente.
E’ carino, a modo, rispettoso,
ha una presenza scenica stupenda, non di quelle pompose ma dimessa ed estremamente curata nei movimenti.
Un attore che si sa anche muovere in scena è una rarità, questo diamante quindi ha un sacco di carati.
E’ anche schivo, bianco e malaticcio!
Sono pazza di lui…

Ma la cosa più bella l’ho scoperta oggi.
l’attrice mi dice: “E certo però che peccato”
Io: “Che peccato cosa?”
l’attrice: “Non se ne salva uno. So tutti frosci (riferendosi al cast)”
E’ gayyy noooo! noooo! Ma porco giuda!
Sono disperata!
In prova mi ritrovo a fissarlo e poi scuoto la testa e mi ripeto: “è gay, ma perché?” e la sbatto sul primo spigolo vivo che trovo.
Domani mi avvicinerò al suo orecchio e gli sussurrerò: “Eri perfetto”
😦

Sono qui anch’io. Disperata.
lullabyyy84-IO³

Non dargli il tempo di parlare

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E’ grave ma sono arrivata ad un serio concetto che farò mio prezioso dogma
NON DARGLI IL TEMPO DI PARLARE.

Se sei in discoteca e stai ballando cosa mai può fregartene di parlare
perchè dargli la possibilità di comunicare con te per via orale
e qui scoprire che quel che dicono dei carabinieri e dei calciatori è tutto vero
che l’ironia è troppo sottile per queste categoria di ragazzi
che sforzare il cervello non serve a niente perché poi si resta deluse
anzi è meglio spegnerlo sto cervello e non pensare troppo
e se i cocktail sono troppo leggeri vieni con del buon rifornimento in borsa
anche perché se poi parla, lui distruggerà tutto
infalagli la lingua in bocca
una mano a toccar le natiche
il pube appiccicato al suo
e basta così
accontentati una volta nella vita
Ca**O!

L’intelligenza è un elemento trascurabile se è in formato convenienza col mutismo, l’ho compreso solo ora, che sciocca,
una vita a cercare sinapsi lubrificate quando il controllo idraulico andava fatto in un altro posto.
NON DARGLI IL TEMPO DI PARLARE perché potresti pentirtene e mandare l’alibido in settimana bianca a Cortina.
Non me ne capacito ancora ma ci credo fortemente. “Ciao piacere Lullabyy” – (lingua in bocca)
che poi a me non me ne frega una ceppa di che musica ascolta, non so neanche quale piace a me, odio anche i silenzi imbarazzanti.
Tanto se ti va bene ti guardano per un po’ e niente di che, col loro bel bicchiere fermi vicino ad una barriera architettonica a caso,
poi per farti capire che di te non gliene frega niente si strusciano con un’altra e poi ti sorridono… mah!
Allora ben vengono quelli che per un giorno sei la loro regina e poi la mattina scopri che hanno figli, moglie e che la madre ancora li prepara il pranzo ogni giorno, almeno se riescono a farmi sfilare le mutande vuol dire che ci si sono impegnati, per una sola sera, ma ce l’hanno fatta.

Maledetto Emmanuel, che mi rispondi 2 volte, ben 2 volte, senza capire, neanche in ritardo, l’ironia con cui avevo concepito il messaggio per te.
Tutto dipende dalla tua giovane età, dalla poca voglia di studiare e da quella palla che rincorri per mestiere. Ti dovevo far star zitto! Me**a!

Sono qui anch’io. In aggiornamento alla versione 2.7
lullabyyy84-IO³

Sto partendo… e di brutto!

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Ritorna una formula a me cara in questo blog, una delle saghe + giovani (in questi giorni compie un anno)
3 DAYS FOR JUST A FLIRT

Anche questa volta ho a disposizione 3 giorni,
un ragazzo bellissimo,
e un flirt da portare avanti.

Ho rimesso in sesto la mia frangetta, lei è la mia forza (come per Sansone),
ho curato il mio viso,
estirpato qualche peletto infame qua e là.

Adesso a pensarci bene l’ultima volta non è andato tutto come speravo,
sono riuscita a far iniziare una relazione al malcapitato con qualc’una che non ero io.

Adesso a pensarci bene anche qui potrei riuscire a fallire,
se riesco a farlo tornare con la sua ex sono davvero un caso raro di goffagine.

Parto!
Sto partendo anche di capocci!
Mi prenderò 5 minuti al giorno per meditare e fare Yoga
mantenere la calma, mantenere la calma.
Spero di essere meno impedita del solito.
Sono qui anch’io. In partenza.
lullabyyy84-IO³

Groupies

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Quel fascino dei musicisti: poco curati, aspetto trasandato, barba e capelli all’arricciaspiccia.
Con il loro strumento sempre appresso, come appendice del proprio es.
Un intero blocco note tempestato di problemi psicologici, umani, sociali, di relazione.
Quella faccia al “mi sento un dio dorato” quando sono sul palco.
Dozzine di sigarette fumate senza sosta.
La droga
il sesso
il rock ‘n roll.

 I musicisti
popolazione di una tribù figurata di esaltati mentali con turbe evidenti e senza marmitta catalitica per le cazzate.
La musica
mossi da un ipulsività di default, ligi all’irregolarità e all’anarchia, grassoni in un paio di jeans troppo stretti.
Il fascino
di chi vive “ad un quarto di miglio al secondo”, mai sprovvisto di adrenalina in corpo.
Libero, senza pensieri ma pieno di azioni (stupide perlopiù) vive, concrete, reali, tangibili.

Ho sempre pensato che il mio temperamento razionale e riflessivo non avrebbe mai fatto di me una vera artista, o almeno non una di quelle da film o da romanzo. Poi ho trovato la mia strada, devia dall’immaginario comune, ma ha sempre un anello nascosto di congiunzione. Quando mi capita di incontrare un mio collega “dissimile” mi fermo sempre a scrutarlo, a studiare quel mondo che sarebbe potuto essere anche il mio.

Sono ad un concerto di una band emergente, c’è una ragazza minuta, con un dolce caschetto, un vestitino aderente blu elettrico e dell all star ai piedi. E’ sotto il palco, muove la testa con grazia e va a tempo con la musica. Guarda un po’ lo spettacolo e un po’ intorno. E’ una gropies? (per quel che oggi può valere questo termine) Sul palco: cavi, strumenti, amplificatori, musica, sudore, sigarette, microfoni e i musicisti di nero vestiti, con camicelle di finta flanella, a scacchi scozzesi, pagate due lire in un negozio che ha due consonanti per logo che non ho mai capito cosa possano mai significare. Sono 4, la ragazza deve solo scegliere tra:
1-Il percursionista sudaticcio, dai biondi capelli in costante movimento, dal sorriso ammaliante e dall’ilarità da simpaticone della city-
2-Il bassista timido e riservato, che fuma sigarette fare il figo/sembrare + grande/essere accettato dagli altri. In omaggio i complessi adolescenziali non ancora risolti, lettuccio singola a casa di mamma e papà ma anche dolce e amabile cure per il prossimo.
3-Il batterista figo ma gnappo. Bravo, fantasista, un po’ inquietante nel privato. A lui piace il sangue, la morte, gli scheletri e ovviamente i film horror. Ama la musica come una suorina ama la madonna quindi come i gay amano Madonna! Il più normale del gruppo.
4-Il frontman, chitarrista e cantante, quello che in ogni gruppo acchiappa più F. degli altri. Strambo forte, dai lineamenti forti, dai disturbi forti anche della personalità. L’emblema del rock nel corpo di un ragazzino viziato e capriccioso che si fa portare ancora la colazione a letto da mamma.
Alla fine del concerto sono in pochi fuori, vicino alla porta dell’uscita artisti -una rappresentanza per genere: l’amico, il patito, 3 ragazze di cui una fidanzata di non si sa chi, un membro di un altro gruppo- si sento parole come “spacca-forte-menavi eh-senti questa-bassi” e altro ancora. Mi sento un alieno. Vecchia in un mondo che non è più il mio. Sono quasi commossa al pensiero di essere in una brutta copia di un ipotetico film alla “Almost Famous” e di occupare un qualche fotogramma di questo remake brutto in c. (si direbbe a Roma).
La mia non è ironia, sono seria e per un attimo vorrei che il mio nome fosse Penny Lane e vorrei che qualcuno si buttasse dal tetto per fare un tuffo in piscina gridando “SONO UN DIO DORATO!”

Sono qui anch’io. Groupies.
lullabyyy84-IO³

Sei troppo bello per me

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No aspetta aspetta aspetta che sta succedendo? Tu bello, ma bello vero, non bello per dire “Ah Bello!”. Cosa fai? Ti piaccio? Sei la fusione perfetta tra il divino e il gelido, roba da brividi hai voce avvolgente, non sei perfettamente imbecille, distruggi le apparenze di superficialità. Ti avvicini in maniera timida, mi guardi negli occhi e poi distogli lo sguardo come imbarazzato, abbassi la testa se si parla di argomenti personali, fai un passo verso di me e uno indietro se alzo gli occhi e me ne accorgo, ti fai in quattro e nelle mani hai un impercettibile tremore e poi mi tocchi come puoi, come ti è concesso in una semplice conoscenza priva di confidenza, osi il giusto.
Inizia una danza silenziosa che si chiama Tuca Tuca:
Touch ::Zona#1:: In macchina io davanti al sedile del passeggero, tu dietro di me. Parli e ti sporgi per farti vedere, mi sento un tuo dito che mi chiama toccando il collo o dietro l’orecchio, una semplice pressione, come a suonare un campanello invisibile.
Touch ::Zone#2:: Le mie braccia sono state vittime inermi di piccole spallate, di gomitate lievi, manco fossi un compagno di squadra. Le bancarelle, le trattative per quei due accessori, i passaggi di cose mano per mano, io che ti slaccio il cinturino dell’orogogio e tu che te lo lasci fare come se fosse una cosa che aspettassi che finalmente accadesse.
Touch ::Zone#3:: Quel dito puntato (immaginario forse) all’altezza del mio plesso totale, quando hai scoperto la mia età e quell’espressione che ancora devo capire. Con quella testa che mi guarda dal basso in alto (tu seduto, io in piedi) tanto fissa da costringermi a fuggire via.
Touch ::Zone#4/#5:: Ancora OUT!
Touch ::Zone#6:: A beh quando non ci si accorda ancora sui posti da prendere a tavola ci si puo’ ritrovare troppo lontani. Allora c’è sempre una scusa per cambiare posto: perché qualcuno va via e poi c’è il sole e la ricerca dell’ombra. Sei lì appoggiato alla tue ginocchia che giochicchi col cellulare ad un palmo da me e con quel ginocchio che mi punta. “Vedi questo?”, “Poi c’è questo!”
Touch ::Zone#7:: Il mio lembo di pelle preferito, quello che accarezzo per scampare ai morsi delle zanzare e che mi ricorda che ho fatto la ceretta 2 settimane fa ma che i miei peli sono davvero impertinenti. Quel poco di svampita o femmina che c’è in me.
Touch ::Zone#8:: Vabè questa è classica, i piedini sotto il tavolo…quasi non mi dilungo se non per aggiungere un aggettivo: casti (come IMMANUEL)

E’ tutto così strano: cambi di programma per venire con noi a fare cose sicuramente sulla carta più noiose, quel trasporto nel cercare quello di cui avevo bisogno, quel cercarmi ovunque io fossi e il non chiudere mai le giornate senza un appuntamento successivo: “Ci sei alla partita (…) martedì sera alla cena (…) allora venerdì a ballare”. A ballare ancora il tuca tuca? Si certo! (Power to you)

E non mi pare quasi vero. Non perchè mi sento meno bella di lui. Ha quella delicatezza tale da sconvolgermi. Empatia? Sintonia? Pazzia? Metonimia? Idiosincrasia? Forse è lì perché sono difficile e sono una bella sfida, poco scontata (quello di cui spesso si lamentano i belli).
C’è che mi stai fregando campione. Forse la tempra di attaccante in categoria ti aiuta nel lavoro, ma sembra non molli l’osso anche se non c’è nulla di apparentamente fertile, tanto meno facile o scontato. Forse è una questione di orgoglio o di curiosità o fede sportiva.

Sono qui anch’io. Sulle stesse frequenze e altezze d’onda.
lullabyyy84-IO³

Bello + Preti

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A cena nella maison du prêtre. Partite, birre e ipocrisia.

San Patracchio e San Giovinazzo fatece spazio. Capitolo 6.

Sarò breve e coincisa. Non è stata tutta sta grande esperienza. Merita solo un breve riassunto. In giro per Roma si vedono spesso, nei negozi di souvenir, un certo calendario romano. Un plastificato con foto di preti giovani e belli che quando li vedi pensi solo una cosa “PERCHè?”, la stessa quando vedo un bel ragazzo donato alle “frangie” gay. La copertina è un bel vedere e anche dentro ci sono giovani pastori che ti fanno desiderare di diventare una pecorella smarrita. Ieri il grando evente, pizza dal parroco. Siamo nel salone della casa dell’affittuario del signore, all’ingresso trovo 4 preti, in tenuta da casa, senza colleti o tuniche, l’unico elemento distintivo sono queste collanine ai petti con evidenti simboli cristiani. Io entro con altre 4 ragazze/signore/femmine scortate da un uomo laico. Se il posto fosse stato diverso avrei pensato all’inizio di una di quelle feste private con fiumi di birra e droga di qualche tipo. Ma questa è la maison du prêtre e io sono la solita blasfema. Mi faccio la solita domanda: “perché” e non perché ci sia uno dei preti del calendario ma solo perché 4 uomini che vivono nella stessa casa mi fa pensare solo a orge e festini (retaggio da Erasmus). Bah tutta sta materia umana dedita alla castità. Tutta questa concentrazione di testosterone rinchiuso in camere puzzolenti in subaffitto al Signore.

Sono qui anch’io. con i miei ma perché?
lullabyyy84-IO³

Bello + Mario e Rober

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A cena come in scena. Due volti conosciuti e due mondi sconosciuti.

Mario e Rober attori allo sbaraglio. Capitolo 5.

Un caso mi porta a teatro a vedere uno spettacolo. Sono a casa mia, entro senza pagare assisto allo show come se fosse un obbligo di rappresentanza, ma con tutta la serenità del caso. L’esibizione non è male, c’è un amico accanto a me, uno alle mie spalle in cabina di regia e giovani attori al test finale di corso. C’è Rober che non ha una buona voce ed a causa di una sua gaffe con me non gode del mio rispetto, povero lui. Lo distruggo inizialmente ma in seconda mandata mi dimostra di avere un qualche talento reale anche lui. Fine recita, aspettiamo il regista e si va a cena. C’è anche Rober e un altro attore Mario. Mario è bello e ben vestito, in scena non aveva tutto il carisma che ha per strada. Sembra una sudamericano e invece è un campagnolo italiano. Mi piace Mario è semplice, modesto e un gran lavoratore, ha quel fascino tipico del suo mestiere. Una bella voce, una buona presenza fisica e tanta dedizione. Rober durante la serata risana la sua reputazione, è un attore e fa rima con sborone e anche con un altra cosa ma vabè… Il beneficio del dubbio aiuta. Mi ritrovo a sindacare e a criticare come un gran esperto in materia, i ragazzi mi stanno ad ascoltare. Mi sento beata tra gli uomini e tutti mi guardano con rispetto e non guardano il mio petto. (Questa insana passione per le rime deve finire presto)

Sono qui anch’io. Beata tra gli attori.
lullabyyy84-IO³

Bello + Emmanuel

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La perfetta sintesi tra  Ryan Gosling e Immanuel Casto. Fascino da porno-groove e mutismo.

Emmanuel il divo. Capitolo 4.

Lo vedo lì e lo fisso intensamente. Mi ricorda qualcuno. Sento una strana attrazione impudica. Poi l’illuminazione: è il sosia del divino, del re del porno groove, del grande Casto! Dimmi che non sei gay anche tu, dimmi che non sei gay anche tu, ho passato notti a piangere quando ho scoperto la triste realtà del grande Immanuel. Sai che rivincita avere un mio Immanuel Casto! Lo prendo come uno stupido gioco e mi diverto al sol pensiero, come una stupida teenager tempestata di acne. Mi accorgo anche di un altro strano segno particolare di questo ragazzo: è muto. Fantastico, sta pure zitto, cosa desiderare di più. Mi ricorda un altro personaggio che ha rubato il mio cuore al cinema, Ryan Gosling in Drive è così dannatamente bello, beatemamente muto. Beh effettivamente ha un non so che anche di Gosling, che dal canto suo fa sangue tanto quanto Casto! Emmanuel è bello, biondo e muto, aderisce perfettamente alla mia immagine del principe azzurro. Si carica dell’oltraggiosa sfacciataggine di Casto e quella somilianza a Gosling fa venire i brividi come quando l’ho visto sullo schermo la prima volta. Ora mi guarda Emmanuel e mi fissa negli occhi, come a sfidarmi, che faccia tosta! Dovrebbe essere punito! Emmanuel genera pensieri impuri ed è il toy boy perfetto. Se dovessi vederlo nudo andrò alla ricerca della scritta MADE IN CHINA.

Sono qui anch’io. Con Emmanuel
lullabyyy84-IO³

Bello + Emilio

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Un ragazzo dal corpo magnetico che mi attrae come la merda con le mosche.

Emilio e la calamite umana. Capitolo 3.

Lo trovo vicino alla scrivania della segreteria che ciuccia un succo di frutta con una micro cannuccia, come i bimbi, come fa sempre e gli piace fare durante le pause; succo di pera il suo preferito. “E tu ti pieghi cossì Lù?!” – “Emi penso che sia tu ad avere qualche problema!” – “Me ssà!” e ride l’idiota. Sono giornate strane le nostre, piccole. brevi ma strane; in onore dei vecchi tempi di quando mi trovavo mano a mano, mani nelle mani. faccia a faccia, viso a viso. Me lo ritrovo in reparto, fermo lì, aspetta che arrivi e iniziamo la solita piecè teatrale: io do uno schiaffo a te, io do un pizzicotto a te, tu mi irridi, io ti scredito; quanto serve per essere vicini e non destare sospetto.
Emilio è bello, bruno, capelli con un ciuffo mo’ di cresta, una faccia da stronzetto, un bambino un po’ cresciuto che si diverte a fare dispetti. E’ semplice Emilio, si cura il giusto, si trascura quando è incazzato, è schietto e sincero. Uomo d’onore e fedele amico. Oggi qualcuna ha tradito la sua fiducia e lui cova rabbia che non sa più come far venire fuori. Non se lo meritava e sta soffrendo. Ma è ritornato sorridere, al suo cinismo, alle cattiverie gratuite e ai dispetti. Emilio è un gran figlio di put***a! Nessuno si è accorto di nulla, tranne il nostro capo, che fa battute da tempi non sospetti. Mi sto facendo scappare occasioni a tutta birra ma sto acquistando un po’ di sicurezza, ancora minima. L’altro giorno me lo vedo arrivare in borghese nel pieno di una ressa al reparto. Mi sento toccare un piede con la punta di un altro, un calcetto contenuto per richiamare la mia attenzione data in pasto ai clienti. E’ lui, con camicia e occhiali a petto leggermente scoperto, ok, tre colpi, colpita, colpita, colpita! “Che ci fai qui?” giusto il tempo per infastidirmi un po’, rispondo con uno schiaffo in pieno petto, proprio sugli occhiali; sentitamente mi scuso: “Oddio scusa non mi sono accorta degli occhiali” e lui con un tono sottomesso e quasi dolce: “ma de che non preoccuparti” Ah! Quarto colpo. Affondata!

Sono qui anch’io. Con Emilio
lullabyyy84-IO³