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Settimana 11, 12 e 13 e poi problemi!

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Settimana 11

– La sua entrata in maglietta nera in reparto. Maledetto hipster.
– Il suo arrivo alla mia maniera, ignora tutti, entra e riesce, in seconda mi saluta come se fossi l’unica lì.
– I clienti lo fanno arrabbiare e sbaglia sempre.
– Quando per passare mi spintona (x 2 volte).
– Quando lascia le cartacce sulla mia postazione.
– L’orecchino bello.
– Quando ad un suo collega scandisco la frase appena detta, e lui che era lì per prendere una stampa ride di quella scenetta.
– L’adesivo che mi attacca al braccio dopo essere uscito dalla riservetta e io che con quello stesso, per ripicca, gli faccio una ceretta. Lui fa solo un verso di dolore e poi resta lì.
– Il momento usb da rimpiazzare, i patago e i ricordi mediamarket
-Il momento tablet
-Il prezzo dell’lte
-Il seriale del tab e i suoi capelli bianchi in testa
-Ma perchè sei sempre così violenta?
-Il saluto di fine giornata con il toccarsi mancato sento lui che vuole un contatto dolce e affettuoso e poi mi fissa da lontano mentre parla ad un cliente ed io vado via.

Settimana 12

-Una settimana con me tranquilla, migliora il rapporto.
-Qualche collega inizia a notare qualcosa di strano e mi dice “tu gli piaci”
-Ci trovano in cavau più volte
-La vendita del tablet è insieme, sorride per quel mio modo autoritario di impormi
-Lo chiamo e lui già sorride, come al solito. Mi dice “Grazie”
-Qualcuno rovina tutto dicendo: “non puoi prendertele tutte tu”
-Io sono sempre più presa da lui…. mi piace cazzo
-Ho fissato le sue brutte mani che battevano alla tastiera con quelle dita fini e sono rimasta fissa e inchiodata dai brividi.

Settimana 13

-Il capo lo segue con fare strano, io preoccupata mi avvicino a lui, vado ad informarmi preoccupata, quando capisce il gesto si fa il sorriso celato in volto
-Mi passa davanti e mi schiaccia un piede.
-Lui si avvicina e gli dico che se “parli male di me in giro la gente me lo viene a riferire prima o poi”. Mi chiede chi, non rispondo, sorride. E qui iniziano i problemi…

Problemi!

Problemi, problemi… e già! Una sera d’estate passata con una collega di reparto mi mettono in una condizione che forse mi salva il cuore da tutti i problemi che avrei potuto avere… e già.
Lei che si apre a me raccontandomi, mezza ubriaca, di tutto quello che ha vissuto con lui. Ad ogni frase io sgrano sempre più gli occhi e rimango allibita.
Iniziamo da quella fantastica festa, lei confessa proprio che è stato quello l’evento che ha dato un’accellerata alla loro frequentazione. Quella stessa sera ha flirtato con me che ero accompagnata da Emilio.
Sono usciti insieme un paio di volte, si sono baciati, ecc… ma proprio nel momento che qualcosa doveva accadere, con le chiavi di una casa fuori Roma pronta, tutto si scioglie senza motivo. Lei ancora non se lo spiega. “Gli ho detto chiaramente non volevo una relazione, si vede lontano un miglio che sono una che si diverte e non si fa problemi”.
Ha ragione, ma per magia una senza problemi inizia seriamente ad interrogarsi, a farsi pippe mentale e problemi. Si problemi che la sua mente crea per giustificare quell’interruzione senza senso e motivazioni. “Sai Lù la cosa più brutta quale è stata… tornare a lavoro e vedere che nel suo atteggiamente non sia cambiato nulla. Che vuole baciarmi ancora in magazzino, che flirta con me, ma io dico: dovevamo fare sesso e sei sparito!”. Mi racconta che ha una ex ancora molto presente che gli ha spezzato il cuore a dalla quale lui non riesce a staccarsi “ogni volta che lei chiama lui si catapulta da lei”. La mia collega è sempre più visivamente a pezzi, la cosa che mi sconvolge di più è di come una persona così vitale come lei sia completamente incupita e depressa. “Lui distrugge tutto quello che tocca”. Lei quasi piange e mi si stringe il cuore, non riesco a rimanere insofferente davanti alla sua sofferenza e a quelle dichiarazioni, così le prometto che gliela avrei fatta pagare. Lei sorride e mi da della Crudelia Demon.

Così è stato anche se non è andato proprio come volevo. Ero troppo coinvolta, da lei, da lui…
Senza calcolarlo più di tanto inizia una reazione naturale guidata da quello stato d’animo che mi possedeva: il disprezzo.
Non sono una bigotta, vuoi essere pieno di donne, puoi farlo, ma se sei chiaro e sincero e le porte del paradiso ti saranno spalancate.
Perchè si era ritratto da lei, la sua ex era una presenza così forte? Perchè lei era così provata, proprio lei che è sempre stata felice anche nelle situazioni difficili? Ho paura di quel grigio che si porta dentro, non voglio avvicinarmi a lui è la stessa cosa che mi ero detta il primo giorno che l’ho incontrato. E’ così, inconsciamente, che mi ritrovo ad allontanarmi: ogni volta che si avvicina mi allontano con una scusa, poi faccio finta di non vederlo, evito il suo sguardo e piano piano non riesco più neanche a salutarlo. Non volevo arrivare fino a questo punto ma ci sono dentro con tutte le scarpe.
Lui combatte per un po’, ogni volta ci riprova a riavvicinarsi, rimango piacevolmente stupita ma non abbastanza da farmi cambiare atteggiamento. Lui si logora un po’, quel po’ che basta per lasciargli una voragine su cui affacciarsi. Non capirà, anzi darà soluzioni semplici ed infantili alla cosa ma in cuor suo saprà. Lo so che ha il sospetto che lei mi abbia detto qualcosa ed avrà fatto un 2 + 2 semplice, ma avrà mentito a se stesso e ora pensa che sono pazza e che lo voglio talmente tanto da avere reazioni da bimba minkia. Ma quel suo sguardo amaro, quello che ora mi rivolge ogni volta che gli cadono gli occhi su di me mi dicono altro.

Una strana azione la mia, resto un po’ a cercare di capire e cercando di capire ci trovo un mondo, il mio mondo…
Mi piace lui, mi è sempre piaciuto e allo stesso modo di quanto mi è sempre piaciuto me ne sono sempre tenuta alla larga anche se attratta magneticamente. Ho sempre avuto paura dell’effetto che mi faceva e di quel suo modo di dare e togliere, di farti sentire l’unica donna sulla faccia della terra, la più bella e allo stesso modo riusciva a non esporsi neanche un po’. Se ti piace la vita, le sue emozioni, le donne, le fighe, tu la vita la vivi a capocciate, sfondi tutto per vivere tutto con una potenza massima. Chi si nasconde ha paura, chi si nasconde ha qualcosa che non vuole che si veda. Io non mi fido di questi… quel che gli manca lo rubano senza permesso da te e non si macchiano neanche della colpa restando nascosti dietro un masso grande quanto loro.
Ma poi ci penso ancora e conoscendomi c’è di più. Non lo saluto e lo evito… non dare attenzioni ad un narciso patologico è come innescare una dinamite, e io lo so. Perché nel momento stesso che ho smesso di rincorrerlo, lui si è avvicinato a me per cercare di capire. Come lui si insinuava nei miei pensieri adesso io sono nei suoi… cerca una logica e non la trova e pensa e ci ripensa e pensa a me. Mi guardava con uno sguardo che mi lasciava nuda e ora i suoi occhi non hanno più quel potere, anzi, mi guardano persi, provano ad essere arrabbiati e pieni di sdegno ma risultano solo amari e amareggiati.

Sono qui anchio. Salva da lui.
Lullabyyy84-IO³

Settimana 9 settimana 10

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Sono passati due mesi da quando ho messo piede in quel posto e ancora non sono riuscita a concludere nulla. Le ultime due settimane sono passate più o meno velocemente e diventa sempre più semplice far arrivare il sabato…
La settimana 9 si è aperta portandosi dietro i grandi rimpianti di quella precedente. Grande voglia di ricominciare: Sì, ma lui dov’è! Ferie? Permesso! Il sabato è un vuoto, una giornata passata a fissare l’ingresso, ma di lui nemmeno l’ombra. Non so che pensare sono triste e l’indomani non so come lo vedo. Invece il miracolo, eccolo che arriva durante la mia pausa pranzo, si fuma una sigaretta e chiacchiera coi colleghi dell’evento del giorno precedente, è quello che lo ha fatto assentare. Sospiro e fisso altro, lui mi ha gli occhi su di me, come sempre. Iniziamo bene la giornata, ognuno chiede all’altro “come stai?” e le risposte sono da persone normali, si fanno discorsi normali,”le hai viste le foto?” “No” sembriamo due persone normali “…io ero il più fico”. Ovviamente dura poco, il gioco dell’ironia ci riporta al nostro solito rapporto dove lo stuzzicarsi e il far notare errori e inappropriatezza sono ormai sport nazionale. “Ma perchè” gli dico “stavamo andando così bene, sembravamo quasi normali”. Se la ride sotto i baffi. Insieme agli altri parliamo un po’ di me, cosa facevo prima di arrivare in questo posto, ma i clienti rovinano ogni tentativo. Mi ritrovo a smontare pezzi e a buttare roba, faccio lavoro da uomo sola, non voglio nessuno accanto. Mi sbarazzo di vecchie cose e come un mulo faccio avanti e dietro, lui passa proprio in quel momento, qualcuno dice di essersi proposto per darmi una mano ma che io ho rifiutato, qualcun’altro ribadisce il fatto che sono un uomo mancaro e lui annuosce e ride di quella mia testardagine e quella buffa voglia di affermare la mia forza e la autosufficenza. Gli piace anche questo di me? Perchè? È sempre la solita domanda che mi faccio, perchè dovrei piacere a qualcuno? Sono uno spigolo vivo, sono arrogante, le mie battute radono al suolo l’ego di chi mi sta accanto, sono testarda, saccente e schiva. Sono campionessa di fuga, non c’è nessuno che come me sa evitare le situazioni imbarazzanti o intime. Colpisco con una mazza chiodata chiunque provi ad avvicinarsi a me e a chi lo fa con l’intento di avvicinarsi al mio cuore lo colpisco con ancor più forza. Lui è già caduto una volta e si è rialzato, mi domando quanto altro reggerà e dove lo porterà la disperazione di trovare sempre porte sbarrate. Devo cambiare approccio infondo lui mi piace, per quel poco che ho capito di lui, sono importante per lui, sembra che in quelle 4 ore che ci vediamo tutto il suo mondo gira intorno a me… non è questo fondamentale per una donna. Ah si infatti, io non sono una donna. Come dice qualcuno io sono un “froscio” una donna, con atteggiamenti maschili a cui piacciono gli uomini! Froscia appunto! Non mi importa che duri una stagione, un’anno o meno di pochi giorni, ma lui mi fa una paura matta. Ho un’idea e il suo contrario, è un perfetto steriotipo eppure nesono attratta, ho paura di trovare solo una sagoma vuota, di essere il premio di una contesa, di essere solo una sfida da vincere a tutti i costi. Ho paura di lui.
“Ciao a tutti ragazzi” lui ovviamente sovrasta il coro e riprende a salutarmi alla sua maniera “Ciao Lullabyyy”. Ritorna un pacco in vendita, lo ripone vicino alla mia postazione. “Abbiamo trovato questo…” ci appollaiamo insieme per controllare, siamo vicini come poche volte… è bello… ci credo quasi che si possa ripartire da lì… e… invece… arriva un maledetto cliente che lo porta via. Non perdo l’occasione di riparlarci però, di farmi dire a tutti i costi qualcosa che voleva nascondermi per finto imbarazzo e alla fine riderci sopra.
L’ultimo giorno della settimana 10, ho un permesso e attacco nel pomeriggio. Mi arrivano chiamate a casa, pare ci sia un problema, arrivo appena posso. Attacco una decina di minuti prima dell’orario preventivato, trovo lui all’ingresso, si volta, mi guarda, mi riconosce e il suo viso cambia sembianze, pare illuminato, mi sorride come non aveva mai fatto e mi sento bella come di riflesso. Una scena incredibile, da film, come in un rallenty. Mi avvicino e mi sembra che ci siamo solo noi due… poi dal lato qualcuno mi chiama… mi volto e scappo via da lui prima che il suo sorriso mi contagi e inizi a sembrare una stupida. Anche gli altri notano qualcosa di diverso: “mi sono solo lavata, ragazzi” “hai una luce diversa” “dovete smettere con la droga vi fa male”.
Faccio più caso a tante cose ora che la situazione è ormai diventata norma: ogni volta che lo chiamo per una qualsiasi cosa lui mi guarda e compare sulla sua faccia uno strano sorriso/ghigno tra il contento e il compiaciuto. Non lo sopporto, lo glisso sempre, sembra come se viva la giornata aspettando l’attimo in cui ci incontreremo e a quel punto ne gioisce. Adesso piace anche a lui giocare xon l’ironia: ci capita un cliente molto deciso, spendaccione e scherzoso. Lo servo io, poi chiamo Alto più che mai per concludere la vendita. Lui fa battute a me, io a lui, il cliente partecipa, lui al cliente, il cliente a me, io al cliente. Finiamo e mandiamo lo spendaccione alle casse. Un attimo di vuoto, silenzio, io e lui di nuovo e nonostante gli infiniti argomenti io non ce la faccio a resistere, sento i suoi occhi che dall’alto mi fissano e presa dal panico attendo un attimo, poi l’eco di quel silenzio mi da la forza per scappare via. Sento i suoi occhi puntati che scivolano piano piano nel dubbio con un sottofondo di delusione. Eh, mi dispiace, ma nun ja potevo fa! Il cliente ritorna, me ne occupo io e tocca di nuovo a lui aiutarmi. Consegnamo il prodotto ma c’è un errore. In quello stupido gioco di battute c’è stata un incomprensione e un conseguente errore di Alto. Vedo nervosismo in lui, è tanto affabile coi cliente ma odia avere torto e lì diventa un’altro. Finisce la procedura di reso e termina anche il nostro orario di lavoro, si dilegua mentre io dolcemente lo metto in guardia: “n0n puoi fare ironia con i clienti, vedi che succede!” “E già, ma posso farla con te, no?” E si dilegua, come è di solito uso mio fare. So che sta staccando e potrei rincontrarlo in abiti civili. Indugio davanti alla macchina per trovare le chiavi e dopo un po mi sento chiamare. “Ciao Lullabyyy. Pensami” “Certo! Mi preparo agli incubi”. Rimango fulminata, come per quel mio ingesso dello stesso giorno col suo viso mai visto così perso in me. PENSAMI? Ci resto quasi secca. Ha un eco quella parola che mi inchioda. Provocatoria, si certo, ma con un velo di verità.
Speriamo di iniziare altrettanto bene la settimana 11. 😉

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Sono qui anchio. Penso-te.
Lullabyyy84-IO³

I love my DOC

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AMO IL MIO DOTTORE
me ne sono innamorata

perché l’amore è uno strano sentimento che può provare anche una come me: senza tiroide e senza eutirox!

Ebbene sì, mi sono innamorata di lui, nel momento in cui ho visto le sue mani.
Alla fine del nostro primo incontro mi chiese di indugiare un attimo prima della fine della visita e mi mise le mani attorno al collo, con presa da dietro la nuca e mi tastò la parte che avrebbe dovuto asportare con un fare così sicuro da rassicurarmi per il resto dei giorni. Una mano ferma, decisa, priva di paura, attenta, esperta, calma. Penso che decisi in quel momento che lui sarebbe stato il mio chirurgo, l’uomo nelle cui rassicuranti mani mettevo la mia vita e mi affidavo alla sua professionalità e dedizione.

Pochi giorni fa il ricovero, l’operazione e il post, tutto all’insegna della tranquillità. Lo vedo dalla sala preoperatoria, io sdraiata sulla barella e lui che giunge splendido e mi saluta facendomi un sorriso. Mi tranquillizza, o meglio lo tranquillizza il fatto di vedermi già tranquilla e poi va a prepararsi. Entro in sala operatoria e di lì il buoi, non ricordo nulla, buuuu non mi hanno fatto fare neanche il conto alla rovescia, buuuu. Riapro gli occhi e sono in corridoio, lì dove ero la mattina, la prima cosa che vedo è la cuffietta colorata del mio doc che mi dice: “Buon svegliata” e io sotto effetto di qualche farmaco fenomenale: “Ma perché mi avete svegliata, stavo sognando il principe azzurro” il mio doc: “Dimmi che ero io il tuo principe azzurro” ho sorriso ma non avevo più forze per rispondere.

Ritorno in camera e aspetto l’indomani mattina per il controllo. Lo incontro in mattinata nel corridoio mentre facevo una delle mie tante passeggiatine per combattere la noia. Da lontana mi fulmina: “Ma ti avevo che devi muovere il collo!” “Ma io lo muovo…” non ho il tempo di finire la frase che lui con le mani mi  piega il collo verso destra e poi verso sinistra con grande gioia dei miei muscoli cervicali che erano in via di atrofia. Emetto un goffo “Aaaah” che si trasforma in un “ah! non fa mica male!”. In quel momento riprovo la stessa sensazione della nostra prima visita, di nuovo le sue mani attorno al mio collo stavolta però è di fronte a me e vedo il suo camice, con tesserino di riconoscimento e penne nel taschino, vedo dal collo a V lembi di pelle e peluria di un petto di uomo di mezza età, sale e pepe, mi sento al sicuro e salva, sento un calore che sale per il collo e mi infiamma la zona operata. Una stupida bambina innamorata del proprio professore che non avendo più una tiroide ha qualche difficoltà a gestire gli sbalzi ormonali.Ipofisi dei miei stivali non mi tradire proprio adesso.

Poi il giorno delle dimissioni, entra in camera lo staff di chirurghi e quando vedo il mio doc che si avvicina per prima cosa al mio letto io mi tiro su e inizio a muovere buffamente il collo e dico “Si si lo muovo ecco, ecco”. Lui ride mi viene vicino e mi da un buffetto sulla guancia destra e io mi sciolgo come una medusa al sole. Questo signore quì ha provato, con quello che sa fare meglio, a rendere la mia vita migliore, mi ha forse portata via da un tumore e io non vorrei urlargli grazie ma non ho il tempo. Va via col suo solito viso serio ma amichevole dopo che mi comunica che mi dimetteranno il giorno stesso. Sorrido e mi sento una leonessa pronta ad affrontare anche quella nuvola nera che c’è dietro il risultato di quel maledetto esame istologico.

Sono qui anch’io. augrrrr.
lullabyyy84-IO³

 

Aspettare o agire?

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È questo il dilemma.
Se guardo i suoi occhi non c’è il mio riflesso.
Non è il momento. Ma la mia pazienza non c’è più.
Aspettare è una tortura e io non voglio più dolore.
Hai dimenticato la mia lettera o temporeggi perchè sai cosa potrai trovarci dentro?
Avrò ancora segreti ai quali tu non potrai accedere finquando non saprò che mi meriti, ancora come un tempo.
Sono vinta da desideri e paure dalla consapevolezza che non è ora il momento giusto.
Ah quanto lontano è settembre… quando ti ero così vicina, brutto vigliacco.
E se ti voglio ti prendo così e quello che sei ora non piace neanche a me.
Devo attendere che tu risbocci, che i tuoi colori vengano fuori, che il vero te stesso torni a te, quel ragazzo con la sciarpina al collo, tanti sogni e amore per sé e per gli altri.
Lo aspetterò e mi farò forza.

Sono qui anch’io. Con un piede nel vuoto.
Lullabyyy-IO³

e meno male che è mercoledì

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ti insegnano ad interpretare i segnali
i segni
i gesti
i toni e le parole
dovresti riuscire a leggere nella mente della gente in questo modo
e sapere cosa sta per succedere

se sei esterno alla situazione non c'è un grosso margine di errore
se sei interno è un miraco se azzecchi anche solo una previsione

mi ritrovo invasa da messaggi
che hanno un senso
ma che non ritrovano risconto

ho un cavolo di talento inutile
che serve a salvare gli altri e non me stessa
bello eh per l'amor del cielo
e anche un po' acerbo

nel caso di situazioni con un alto livello di coinvolgimento
devi sempre affidarti al giudice Tempo

sembra che non vada bene e invece va bene
non si parla di ma forse si vorrebbe
se c'è la luce del sole si fanno discorsi positivi
se c'è la luna discorsi cupi e malinconici

di nuovo in balia del caso
degli umori
dei dubbi
e delle poche certezze

essere forte ma per chi per me stessa
(da febbraio cazzo Febbraio)
vivo di attimi di schizzofrenia
dalla serenità
alla tristezza

forse dovrei essere un altra maschera fissa per essere me stessa
un personaggio pre-impostato

odio la vita
odio l'odio
e odio di dover sentire ancora tutto
voglio l'apatia
voglio che la mia cattiveria sia vera
che la mia indifferenza ammutolisca la coscienza
voglio l'importanza che merito
e le attenzioni dovute
voglio vederti soffrire
e pregarmi

Sono qui anch'io. Nera.
Lullabyyy-I0³

Tentazioni…ma io non mollo

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Quando ti ho visto arrivare bella così come sei non mi sembrava possibile che tra tanta gente che tu ti accorgessi di me. È stato come volare qui dentro camera mia come nel sonno più dentro di te io ti conosco da sempre e ti amo da mai. Fai finta di non lasciarmi mai anche se dovrà finire prima o poi questa lunga storia d'amore ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai. Fai finta che solo per noi due passerà il tempo ma non passerà questa lunga storia d'amore … Ora è già tardi ma è presto se tu te ne vai È troppo tardi ma è presto se tu te ne vai.

Al telefono arrivano sms e pù volte al giorno
Chiacchiere in rete e chiacchiere in macchina
Pare che…
Quando le cose ricominciano ad andare bene, non va tutto bene
Io non lo so
Ma fare di tutto per esserci prima di una partenza
E lei dov'è?
"Me lo fai uno squillo quando arrivi a casa? e mi dispiace di non…"
Torno ma non mi faccio vivo
Sono la migliore e ve lo dimostro
Quasi mi sta simpatica

E
Mi sembra adesso
Di perdere i suoi occhi

 

Confusa sono
Ma cerco gioia e spensieratessa
Conosco nuova gente e c'è chi mi vuol bene
E che mi protegge
Sono Fortunata ad aver amato qualcuno
Ma ancor più fortunata ad essere amata
apprezzata, stimata, lodata, elogiata
da più di Qualcuno.

 

Sono qui anch'io. Tentata da diavolo.
Lullabyyy-I0³

RIMBORSO SPESE

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Voglio un rimborso spese dalla vita per tutte le sofferenze
che ho patito, sto patendo e patirò.
Voglio essere sicura che qualcuno premi la mia audacia,
la mia perseveranza e il mio tener duro,
con tutto sto "stringi i denti" mi sono rovinata l'arco dentale
superiore e inferiore, minando anche la mandibola e la mascella.
Voglio una pensiene di invadilità per tutte le botte sulla schiena,
in testa, alle gambe e per gli innumerevoli calci nel culo,
il mio coccige reclama un po' di attenzione in più.
I miei occhi lacrimano e sanguinano a ritmi inauditi,
si sottovaluta la loro importanza e si sopravvaluta la loro capacità.
Usurate dal tempo sono le orecchie, si tendono speranzose
ma restano sempre deluse e ci si fa troppo spesso beffa di loro.
Le dita soffrono di epilessia, usate poco per azioni violente e
troppo per azioni umanitarie. Sono sempre lì accanto a quell'anello
che ruotano a destra e sinitra, tirano su e giù per invocare la sua magica forza.
Le mie spalle sono irrimediabilmente compromesse dall'enorme peso
e la schiena è cronicamente ammalata di scogliosi.
I piedi sono gonfi, sono stanchi di attendere e di correre,
le ginocchia deboli non sostengono neanche il peso del mio corpo,
i muscoli sono a pezzi e continuamente in tensione.
La mia testa delira, fa sempre il suo lavoro e in maniera impeccabile
ma il collo non la sostiene più.
Il cuore è affannato, non ce la fa più, reclama delle ferie.

Il dolore è una guerra da affrontare e da vincere
ma le vittime sono molteplici.
Lo scontro tra persone amiche
dà vita a catastrofici scenari
di odio irrazione
che non è altro che
amore
timido
e
capriccioso
AMORE

Sono qui anch'io. Sofferente.
Lullabyyy-I0³