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Groupies

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Quel fascino dei musicisti: poco curati, aspetto trasandato, barba e capelli all’arricciaspiccia.
Con il loro strumento sempre appresso, come appendice del proprio es.
Un intero blocco note tempestato di problemi psicologici, umani, sociali, di relazione.
Quella faccia al “mi sento un dio dorato” quando sono sul palco.
Dozzine di sigarette fumate senza sosta.
La droga
il sesso
il rock ‘n roll.

 I musicisti
popolazione di una tribù figurata di esaltati mentali con turbe evidenti e senza marmitta catalitica per le cazzate.
La musica
mossi da un ipulsività di default, ligi all’irregolarità e all’anarchia, grassoni in un paio di jeans troppo stretti.
Il fascino
di chi vive “ad un quarto di miglio al secondo”, mai sprovvisto di adrenalina in corpo.
Libero, senza pensieri ma pieno di azioni (stupide perlopiù) vive, concrete, reali, tangibili.

Ho sempre pensato che il mio temperamento razionale e riflessivo non avrebbe mai fatto di me una vera artista, o almeno non una di quelle da film o da romanzo. Poi ho trovato la mia strada, devia dall’immaginario comune, ma ha sempre un anello nascosto di congiunzione. Quando mi capita di incontrare un mio collega “dissimile” mi fermo sempre a scrutarlo, a studiare quel mondo che sarebbe potuto essere anche il mio.

Sono ad un concerto di una band emergente, c’è una ragazza minuta, con un dolce caschetto, un vestitino aderente blu elettrico e dell all star ai piedi. E’ sotto il palco, muove la testa con grazia e va a tempo con la musica. Guarda un po’ lo spettacolo e un po’ intorno. E’ una gropies? (per quel che oggi può valere questo termine) Sul palco: cavi, strumenti, amplificatori, musica, sudore, sigarette, microfoni e i musicisti di nero vestiti, con camicelle di finta flanella, a scacchi scozzesi, pagate due lire in un negozio che ha due consonanti per logo che non ho mai capito cosa possano mai significare. Sono 4, la ragazza deve solo scegliere tra:
1-Il percursionista sudaticcio, dai biondi capelli in costante movimento, dal sorriso ammaliante e dall’ilarità da simpaticone della city-
2-Il bassista timido e riservato, che fuma sigarette fare il figo/sembrare + grande/essere accettato dagli altri. In omaggio i complessi adolescenziali non ancora risolti, lettuccio singola a casa di mamma e papà ma anche dolce e amabile cure per il prossimo.
3-Il batterista figo ma gnappo. Bravo, fantasista, un po’ inquietante nel privato. A lui piace il sangue, la morte, gli scheletri e ovviamente i film horror. Ama la musica come una suorina ama la madonna quindi come i gay amano Madonna! Il più normale del gruppo.
4-Il frontman, chitarrista e cantante, quello che in ogni gruppo acchiappa più F. degli altri. Strambo forte, dai lineamenti forti, dai disturbi forti anche della personalità. L’emblema del rock nel corpo di un ragazzino viziato e capriccioso che si fa portare ancora la colazione a letto da mamma.
Alla fine del concerto sono in pochi fuori, vicino alla porta dell’uscita artisti -una rappresentanza per genere: l’amico, il patito, 3 ragazze di cui una fidanzata di non si sa chi, un membro di un altro gruppo- si sento parole come “spacca-forte-menavi eh-senti questa-bassi” e altro ancora. Mi sento un alieno. Vecchia in un mondo che non è più il mio. Sono quasi commossa al pensiero di essere in una brutta copia di un ipotetico film alla “Almost Famous” e di occupare un qualche fotogramma di questo remake brutto in c. (si direbbe a Roma).
La mia non è ironia, sono seria e per un attimo vorrei che il mio nome fosse Penny Lane e vorrei che qualcuno si buttasse dal tetto per fare un tuffo in piscina gridando “SONO UN DIO DORATO!”

Sono qui anch’io. Groupies.
lullabyyy84-IO³

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Detto da una ragazza cattolica tutto ciò è scandaloso!

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La mia formazione cattolica mi ha sempre inculcato l’idea che desiderare l’uomo d’altri è peccato. Nel decalogo occupa le ultime posizioni e così ho pensato e ripensato. Sarei davvero la tipa che darebbe per assodato il fatto che non sarebbe andata mai con un uomo già impegnato perché questo avrebbe creato in me un senso di colpa. Mi sono sempre detta che non porterei mai un uomo a fare qualcosa che io in prima persona, se fossi nella situazione opposta, non vorrei mai subire, un tradimento. Ma nella vita si cambia e ancor prima si incontrano tante persone diverse da noi.

Un giorno ho parlato con D. di soli 21 anni, fidanzato da 8 mesi con la sua ragazza morbosamente gelosa. Non è estraneao al tradimento, l’ha già fatto in passato e programma di farlo ancora, anzi è proprio su questo che verte la nostra conversazione. Ho sospettato che D. mi facesse delle avance, abbiamo anche una probabile intesa, ma io sono cojona e ci ripenso sempre. La mia grande paura e di sbottargli a ridere in faccia sul più bello, visto che siamo colleghi e ci vediamo abbastanza frequentemente. Ma l’esperienza mi ha tranquillizzato su questo, sono in grado di scindere le due cose e ancor di più non sono una ragazzina brufolosa che si imbarazza di rivedere il ragazzo che ha baciato dietro il muretto del cortile di scuola. Non ho mai avuto problemi di acne è forse per questo che mi ritrovo a combattere con problemi adolescenziali ancora non superati? Ma vabbè stavamo parlando d’altro. D. mi spiega che tradire è un gioco sottile, visto che è così sottile lui lo trasforma in un filo di nylon trasparente, invisibile. Ho capito che la sua è una questione di ego e che avere più partner per lui corrisponde ad una cascata di egocentricità. Come dovrei pormi davanti a lui, mi domando. La risposta esatta è NUDA! Gli uomini hanno ragione, non capisco perché bisognerebbe pensarci più di tanto. Lui vuole farlo, io non conosco lei, lui mi attizza e io attizzo lui, mi è parso di capire, allora la soluzione è prendete una macchina e fare sesso nel primo posto utile.

Poi c’è L. della mia stessa età, fidanzato con una ragazza da sposare. Mi racconta del suo passato e di come abbia tradito tutte le ragazze precedenti a questa. Confessa di aver fatto tante cazzate e di non pentirsene, la consapevolezza che oggi la persona che ha accanto è quella che vuole per la vita lo frena da ogni istinto, non ci pensa più, ammette. Parafrasando le sue parole: quando hai voglia di fare una cosa è giusto che tu la faccia, il giorno che non ne avrai più voglia sarà cambiato qualcosa ed è giusto che tu ti astenga da una pratica che può minare la tua felicità, la fiducia reciproca, il rispetto. Non sono proprio convinta di ciò, ma la grande stima e l’affetto che nutro per lui mi fanno seriamente pensare ai suoi concetti. L. è il tipo da dirmi in faccia che vorrebbe sbattermi su un qualsiasi scaffale del posto che frequentiamo insieme e che troverebbe estremamente eccitante il fatto di farmi partecipare ad un coito tra lui e la sua ragazza. Per un periodo a causa delle malelingue ho pensato seriamente di allontanarmi da lui, la gente supponeva, ironizzava, diceva cattiverie, pensavo non fosse tanto carino nei confronti della sua ragazza… Poi un giorno proprio davanti a lei lui sfodera battute oscene e a fondo sessuale a me riferite, ci facciamo due risate tutti e tre e vedo serenità negli occhi di ognuno. E’ solo un gioco o è verità? Qualunque sia la risposta il senso di tutto ciò è la trasparenza, la verità. la schiettezza. Quel riso poi parla chiaro. Ora più che mai penso spero che L. smetta di propormi dei menage a trois altrimenti finirei per accettare.

Poi c’è E. fidanzato da anni con un cesso ambulante e una donna priva di fascino intellettivo. Lui è bello, brillante, ignorante ma intelligente, spigliato, socievole, ironico, insomma s’è capito che mi piace vero?! Nonostente la grande stima che ho per lui, scaturita all’improvviso dopo una sua azione inaspettata di estremo valore, penso che non potrei avere una relazione impegnativa con lui, ma potrei passarci i giorni chiusa in casa. Beh si cavolo, mi sono ritrovata a fissare sue foto in costume, per non parlare di quelle stupide mezzi nudi da vacanza con gli amici. E’ bello, mi piace, voglio fare sesso con lui. Non abbiamo  mai parlato di tradimento ma mi capita di sentirlo apprezzare altre donne, di apprezzarle selvaggiamente, di arrivare a dire quelle cose da uomini veri… Abbiamo uno strano rapporto, da quando abbiamo iniziato ad avere più confidenza ci tocchiamo in continuazione, ci picchiamo come i bambini, ci punzecchiamo con volgarità e frasi a doppio senso, qualcuno già sospetta una nostra relazione clandestina, questo significa che potremmo averne una. Quando usciamo per le cene mi ritrovo sempre accanto a lui e a metà serata mi ritrovo sol suo braccio attorno alla mia sedia e io tendente verso lui. Inizio a pensare realtmente che la sua relazione non è un mio problema, lei è talmente morbosa da imbarazzare e stizzire pure lui. Allora visto che l’andazzo è questo perché non provarci seriamente. Ma lui come tutti i ragazzi belli che ho conosciuto mi mette in soggezione avanzare proposte, fare battute dal doppio senso palpabile, è abbastanza sveglio da mettermi in imbarazzo con una mossa e usando un solo braccio. Penso che devo rischiare la mia “dignità e pudore” è giunta l’ora. Ma perché ho parlato di E. in questo post se non conosco la sua idea precisa sul tradimento? Penso che rimedierò presto chiedendolo o mettendolo alla prova. Non mi ci fate pensare che mi si scalda il sangue e poi ho necessità di spogniarmi.

Sono qui anch’io. Una gatta cattolica in calore.
lullabyyy84-IO³

Storia di una tragedia all’italiana

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Come odiare Roma in un solo giorno d’inferno.

Qualcosa di indicibile. Prevista neve per il fine settimana. Tutti si aspettano la solita stupida nevicata romana.

Ore 11:00: metto il naso fuori dalla finestra di casa. Piove. Vabbè mi metto in macchina comunque e vado a lavoro, Le catene? Sono in cantina e i simpatici operai hanno piazzato una montagna di materiale davanti alla porta d’accesso. Vabbè catene mie state belle là. Addio. Parto. C’è neve a Roma nord ma si cammina ancora bene. 90 km/h e tutto fila liscio. A Roma est non c”è neanche un fiocco di neve e penso di aver fatto bene ad andare a lavoro e per una volta non aver permesso alla mia pigrizia di avere la meglio. Ho un lavoro da precaria, con un contratto bislacco, niente tredicesima, ferie o malattia, se non mi presento un giorno a lavoro a 40 gg. dall’ultimo del mese non mi ritrovo il mio stipendiuccio giornaliero. Alla radio va un discorso del presidente del consiglio che mi dice che devo scordarmi il posto fisso e che il futuro è cambiare…Vorrei inchiodare con la macchina e urlare: “Garantiscimi carriera, richiesta concreta di lavoro a tutti i livelli, una specializzazione, una crescita costante, sviluppo, diritti. Voglio vedere questo e poi potrò fidarmi di te!” Il mio lavoro da precaria non mi da neanche sopravvivenza oggi come potrebbe darmi “futuro”. Vado a lavoro anche perché nonostante tutto prendo sul serio il mio compito e aiuto me e il mio paese. Porcaputtana!

Attacco in ritardo ma meglio di nulla. Inizia a nevicare anche lì, ma la neve non ce la fa a posarsi, sono le 12:30 quando riesco a mettere la testa fuori dal mio bunker. La situazione peggiora velocemente però. Chi deve attaccare di secondo turno non arriva, chiama per avvisare dei disagi causati dal traffico ed è costretto a tornare indietro. Mi sento fortunata ad essere arrivata sana e salva e senza disagi al calduccio. Vado in pausa e si vocifera che si chiuderà prima del solito. Il direttore corre avanti e dietro.

Alle 16:30 ci viene comunicato che si chiude alle 17. Il mio stato d’animo inizia ad inclinarsi, mi faccio prendere dall’ansia. Non si capisce la situazione, devo affrontare 40 km di strada sotto la neve. Internet dice poco o non spiega tutto al meglio. Mi dico che se la situazione è grave mi appoggio a casa di un mio collega lì vicino. Mi avvio, la strada sembra agevole, c’è la neve ma si cammina, ringrazio il mio collega e provo ad avviarmi verso il G.r.a. Sono meravigliata, si cammina, a basse velocità ma la strada è agevole. Passo l’uscita numero 11 e inizia il traffico, vabè era immaginabile, un po’ di pazienza, anche se dovessi impiegare 1h per raggiungere casa sarebbe anche comprensibile. Accendo la radio per far passare il tempo.

Arrivo all’imbocco della complanare dell’uscita 10, 9  e 8, sono le ore 18, ho il dubbio se prenderla, il traffico sembra più agevole. Ci rinuncio fiduciosa, ma le attesse in completa immobilità iniziano ad essere talmente tanto lunghe da farmi pensare di spegnere il motore. La benzina inizia a scendere visibilmente, spengo la macchina per sicurezza. Le soste iniziano a durare prima 10 minuti, poi 20, nel frattempo chiamate da chiunque per aggiornarmi sulla condizione del traffico e meteo. Non ci sono molte informazioni e se ci sono sono contraddittorie. Pare che il traffico sia scorrevole una volta passato questo tratto quindi mi armo di pazienza e resisto.

Sono le 20 passate e già per radio ho sentito almeno 3 programmi diversi susseguirsi, sintomatico del tempo che scorre e io sono ancora qui. Mi scappa la pipì, la neve aumenta e il ghiaccio e visibilissimo. Non sono più libere neanche le corsie di emergenza. Vedo sul lato gente che si ferma per montare le catene, tir in panne e superiamo un punto con le camionette della protezione civile. Pare che l’ingorgo fosse causato da questo. Fiduciosa affronto la strada con l’idea di essere salva, la situazione invece si riblocca per l’ennesima volta, le macchine sono quasi tutte spente e la gente è per strada a confrontarsi e confortarsi. Accanto a me 2 file di macchina a sinistra e due a destra. Sono in preda ad attacchi di isteria, spengo la radio e inizio a parlare da sola, come a farmi forza. Fingo tranquillità al telefono ma la situazione inizia a sfuggirmi di mano: la bocca mi si asciuga, ho la testa leggera, tremo e inizio letteralmente ad urlare, sto perdendo il controllo del mio corpo. Mi avvicino alla corsia più vicina al guard rail e mi accorgo di essere vicina ad un ospedale. Con l’aiuto telefonico di mia madre (su un telefono) e mio fratello (dall’altro) mi guidano verso l’uscita più vicina ad un rifugio, un albergo, qualsiasi posto comodo per la notte gelida che mi aspetta. Parcheggio appena fuori dal raccordo, c’è già una catena di macchine parcheggiate sulla rampa discendente del raccordo. La parcheggio di corsa e scendo per far pipì, così en plein air, stavo morendo nel letterale senso della parola. Mi ritorna il sorriso, la tranquillità. Mi siedo con calma, controllo lo stradario e predispongo un piano. L’albergo più vicino è a 7 km ma dovrei farmeli a piedi, la macchina pattina sul ghiaccio è troppo pericoloso. Chiamo ma non mi ci vogliono, non gliene frega un cazzo che c’è un delirio qui e non sappiamo che fine facciamo. Ma con tutta la pazienza di questo mondo mi avvio verso il pronto soccorso dell’ospedale. Cammino lontana dalla strada, ho paura del ghiaccio e delle macchine che potrebbero perdere il controllo. Pochi metri e sono al caldo, sorrido come una bimba. C’è caldo qui, un bagno con acqua calda, cibo e bevande calde nelle macchinette. Mi sento in paradiso. Mi prendo un ora per tranquillizzarmi dopo quella critica crisi di panico di qualche minuto prima. Sono calma tranquilla e inizio a convivere con l’idea di poter passare la notte qui. Mi sento fortunata ad aver delle cose da fare, mi sistemo e inizio a lavorare alle mie carte, il cervello impegnato mi dona serenità. Fuori inizia una bufera, siamo intrappolati, le ambulanze non riescono a muoversi, il raccordo è ancora bloccato, il tg dice che ci sono tantissime persone bloccate in macchina e passeranno lì la notte. Una cioccolata calda mi scalda, dell’acqua fresca sul viso mi distende, un piccolo spuntino mi calma lo stomaco che non ha più forza di lamentarsi. Mi aggrego ad altri bloccati, siamo 6, chiacchieriamo e ci confortiamo a vicenda. Io provo costantemente, con l’ausilio di mia madre, di farmi venire a prendere da un taxi, convinti che la situazione in centro non sia certo come la nostra. Nulla da fare. Passo la notte e riesco a dormire 2 ore in una posizione improbabile.

E’ mattina, faccio colazione con un caffè e ancora non so come riuscirò a raggiungere casa. Passo un ora di riflessione prima della prima telefonata della mattina. Riproviamo con i taxi prima che la situazione riprecipiti, il cell si sta anche scaricando. Mentre penso a come e dove caricare il telefono mi imbatto in un incontro fortunato. Due ragazzi mi passano davanti  e si fermano per chiedermi: “ma sei qui in attesa al pronto soccorso o sei rimasta bloccata con la macchina a causa della neve?” Sono la mia salvezza, mi informano che c’è una lista di persone che l’ospedale invia alla protezione civile per ricevere soccorso e un mezzo per ritornare a casa. Mi accompagnano a registrarmi, mi fanno posto nella stanza dove hanno passato la notte, mi offrono del te e chiacchiere per non pensare. Non riesco a caricare il cell. nonostante ho pc e cavo per caricare. Faccio una chiamata  a casa per informare delle modifiche. Sono le 11 e mezza e non sento mia madre dalle 8 stamattina.

Pare che la protezione civile o l’esercito non arriverà molto presto, siamo tutti un po’ stanchi e vogliamo tornare a casa. Chiedere a qualcuno di venirci a prendere è troppo pericoloso, solo le ambulanza riescono a spostarsi per Roma. Idea! I ragazzi pensano di prendere in affitto un’ambulanza di un servizio privato, visto che siamo tutti della stessa zona possiamo andare insieme e dividerci la somma. 50 euro per tornare a casa? Subito. Appuntamento per le 13.30, abbiamo il tempo di organizzarci, mangiare in mensa e partire.

Sono quasi le 2 del pomeriggio, imbocchiamo la strada che ieri senza fortuna non siamo riusci a percorrere. C’è tanta neve, il raccordo è bianco, ci sono macchine abbandonate ovunque, la strada non è proprio pulitissima. Sulle rampe di uscita macchine parcheggiate in modo assurdo, sommerse di neve, chi ha lasciato la macchina lì non so dove si sia mai potuto accampare, è una zona esageratamente isolata. Un delirio. Arrivo a casa e non mi par vero, le strade sono ancora sporche, non è passato nessun mezzo spalaneve, sembra opera di pale a mano o del passaggio ripetuto delle macchine. Saluto i miei compagni di sventura e mi avvio verso il portone. Giusto il tempo di avvisare la famiglia e mi concedo una doccia calda. Chiudo gli occhi e mi pare di vedere la neve scendere, apro la finestra e c’è neve ovunque, non voglio vederla, mi da la nausea. Non prenderò la macchina fino a quando non sarà tutto sciolto. Mi sento sopravvissuta ad un disastro, un catastrofe non troppo seria, creatosi per la cattiva organizzazione magari, come tante qui in Italia. Credo che istituirrò un nuovo genere drammatico: “la tragedia Italiana” un misto di assurdo, commedia dell’arte, confusioni alla maniera latina e quel riso amaro del genere napoletano del secondo dopoguerra.

Non credovo poterlo mai dire: “Ti Odio Roma” quando mi fai sentire come una formica in un mare di formiche impazzite.
Torno a casa con la voglia di fare una marea di cose che non ho fatto ancora nella vita, come uno scampato a qualche fatalità.
Non voglio certo giocare con la neve, non voglio uscire di nuovo e tanto meno guidare fino a quando non si sarà sciolto l’ultimo fiocco.

Sono qui anch’io. Sopravvissuta.
lullabyyy84-IO³

I was a dancer, a good dancer.

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Una piccola idea semplice… Ancora nonostante il tempo

Ero una ballerina
una brava ballerina
ma non era abbastanza.

Sono malata
ho una malattia incurabile
ho bisogno di comunicare.

Non guarirò mai
ascolterò musica pensando di ballarla
mi immaginerò come non sono più ormai.


Sono qui anch'io. Ballerina.
Lullabyyy-IO³

AIH CHE DOLORE

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ok non urlo al capolavoro
ma vorrei dire…
finalmente qualcuno racconta qualcosa di interessante
in un modo nuovo
e stranamente riesce a comunicare con tutti
tutti lo capiscono
grazie
per avermi piacevolmente sorpresa
ho ufficialmente firmato una tregua
non perseguiterò, per un po’, i miei contemporanei
sperimentoni, nerd, indi, indellettuali,
dal cervello bucato
che non danno nulla
non salvano il mondo
non lo cambiano
ma se la tirano
…si capiscono solo loro…
..e menomale direi..
.per quel che c’è.
e si dicono avanguardisti
è strano di come alcuni uomini vogliano stare sempre avanti a tutti questi greggi

e di come se sono in una minoranza stranamente per osmosi te li ritrovi dalla maggioranza
– faccio amicizia – ti dicono
e ti ritrovi il tuo ex ragazzo che flirta sotto i tuoi occhi con un altro ragazzo
questa è davvero una punizione divina e il mio karma allora non è mica messo bene.

Poi entri in sala
lo spettacolo è iniziato
ti piace e sei lì con gli occhi spalancati
sei lì per vedere, per guardare
bei testi
belle scene
bei movimenti
tutti attorno a te piangono e si commuovono
ma tu guardi con igordigia ma nulla in te risuona
ti dici che è solo perché sei lontana da quella realtà.

Ma poi tocca anche a te
l’autore ti tende una trappola e non te ne  rendi conto
all’improvviso fai mente locale di
dove sei
con chi sei
e di cosa si parla
e quelle parole iniziano a tagliare come la carta
ferite sottili ma che bruciano da morire
inizi a lacrimare senza contegno
è quel maledetto pianto dirompente
senti un urlo dal plesso che vuole uscire
pensi a trattenerlo e ti spaventi
come puo’ una reazione così profonda scatenarsi in un nano secondo
lacrime a più non posso e non riesci neanche a non ascoltare
ti distrai ma non c’è verso
le parole ti raggiungono ovunque tu vada
a quel punto ti rassegni e ti godi il tuo pianto
finalmente qualcosa di vero
e se ti fa tanto male forse puoi sciogliere i tuoi dubbi
era proprio amore
guardi quei segni e lì senti su di te
senti le stesse cose descritte
e visualizzi i tuoi organi all’azione
come una storia passata viene metabolizzata dal tuo corpo
e la tossiana è proprio accanto a te
ma per il male che ti ha fatto
ha avuto più di quel che gli spettava


Fine spettacolo
applausi
uscita
(e per evitare eventuali approcci con sconosciuti)
via in metro
testa che scoppia
questa giornata è stata così intensa
sul treno
e
e
e
a casua del taglio ancora vivo
decidi così di posare la testa sulla sua spalla
il dolore è troppo forte
e lacrime vengono a galla
soffri
sei pronta a sentire qualcosa di vero
che sia dolore
che sia affetto
vuoi sentire
e non vuoi niente da lui
non si muove
senti il suo respiro su di te
tanto vicino
vorresti che ti baciasse
lo immagini
e aspetti l’ultima stazione
quando resterete soli
il sigillo non arriva
ma come da copione
riesci in quel frangente a siglare un epilogo
con lui che ti sveglia
e tu che fingi di essere intontita

Ora, vuoi andare a casa
e ci vuoi andare da sola
perché nessuno possa rovinare
quello che hai sentito
e nel silenzio
ascoltare ancora quell’eco
che sa di vita ma anche di dolore.
Sono qui anch’io. Viva.
Lullabyyy-I0³

mai parole furono più sagge

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Ciò che manca agli universitari sono le idee chiare, lo spirito di osservazione e il senso pratico. […] hanno una mentalità astratta e non sanno niente della vita.

"Il rinoceronte"
E. Ionesco

 


Foto di l'Ape Zeta

 

Sono qui anch'io. Compresa.
Lullabyyy-I0³

false speranze

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Giorno 1
La chiama e inizia a scherzare come ai vecchi tempi
una sottile ironia maschera un gioco un corteggiamento
una promessa da lui e una taglio netto da lei
sorrisi sorrisi
a domani a domani

Giorno 2
Lei disillusa lo attende però
fissa la grande entrata e quel via vai di gente
sala l'ansia, l'apprensione e il desiderio
domande stupide per cercare di capirsi
vuole sapere dov'è se verrà
se manterrà la sua promessa o era tutto un gioco
e lui non risponde
lei va via e delusa versa un'altra lacrima.

Forse non è amore è solo una blanda illusione.

Sono qui anch'io. Delusa e disillusa.
Lullabyyy-I0³

Tornato in sogno

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A causa della Falanghina di avantieri e del Sauvignon di ieri
sono due notti che passo a sognare gente…
…gente che non vedo da tanto.

Ieri è toccato a Lui, EMME
me lo vedo arrivare con una bicicletta
bello come al solito, con i soliti vestiti,
e con la solita acconciatura di capelli
la sua faccia è sempre la stessa
e con quale minuzia il mio inconscio l'ha ridisegnata?!
nonostante l'eternità passata dall'ultimo giorno che ci siamo visti.
Mi pare che fossimo all'entrata sul retro delle scuole elementari,
lui è più in alto rispetto a me, proprio davanti al grande portone
scende dalla bici, mi guarda, io mi immobilizzo [pausa]
poi mi imbarazzo, faccio un cenno buffo e vado via.

Mi torna in mente un altro sogno di qualche anno fa sempre con EMME.
Vado a cercare la pagina dove l'ho riportato a penna e continuo a godermi questo sapore dolciastro per un po'.

Stamattina ci ho pensato parecchio. DI mi aveva confidato qualcosa tanto tempo fa:
"Guarda l'ho sentito, è devastato, si è lasciato con la ragazza ed è diventato cinico e disilluso e penso che un po' sia dovuto anche a te. E' stato difficile per lui allontanarsi da te, continua a non capirne il motivo, ora non crede a nulla, io dico che vi dovreste rincontrare. Avete qualcosa da chiarire e lui ora ha bisogno di te".
Per un attimo ho pensato di cercarlo ma  non sapevo ne dove, ne come. Poi tutto è svanito. Che gli dico, è passato troppo tempo io non ricordo più le motivazioni.

Ma quanto eravamo belli ai tempi, noi tre, come in uno dei quei film d'autore, pronti a sfidare il mondo e la società, rinchiusi nel nostro giardino felice a passare le notti insieme a parlare in macchina. Ho amato tutto di quel periodo e ne ricordo ancora chiaramente alcuni momenti. Un giorno riuscirò a raccontare al mondo intero la nostra storia.
Io e te, tu e lui, lui ed io. Noi 3.


Foto di 20_bottiglie_di_vino

Sono qui anch'io. Malinconica.
Lullabyyy-I0³