Settimana 9 settimana 10

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Sono passati due mesi da quando ho messo piede in quel posto e ancora non sono riuscita a concludere nulla. Le ultime due settimane sono passate più o meno velocemente e diventa sempre più semplice far arrivare il sabato…
La settimana 9 si è aperta portandosi dietro i grandi rimpianti di quella precedente. Grande voglia di ricominciare: Sì, ma lui dov’è! Ferie? Permesso! Il sabato è un vuoto, una giornata passata a fissare l’ingresso, ma di lui nemmeno l’ombra. Non so che pensare sono triste e l’indomani non so come lo vedo. Invece il miracolo, eccolo che arriva durante la mia pausa pranzo, si fuma una sigaretta e chiacchiera coi colleghi dell’evento del giorno precedente, è quello che lo ha fatto assentare. Sospiro e fisso altro, lui mi ha gli occhi su di me, come sempre. Iniziamo bene la giornata, ognuno chiede all’altro “come stai?” e le risposte sono da persone normali, si fanno discorsi normali,”le hai viste le foto?” “No” sembriamo due persone normali “…io ero il più fico”. Ovviamente dura poco, il gioco dell’ironia ci riporta al nostro solito rapporto dove lo stuzzicarsi e il far notare errori e inappropriatezza sono ormai sport nazionale. “Ma perchè” gli dico “stavamo andando così bene, sembravamo quasi normali”. Se la ride sotto i baffi. Insieme agli altri parliamo un po’ di me, cosa facevo prima di arrivare in questo posto, ma i clienti rovinano ogni tentativo. Mi ritrovo a smontare pezzi e a buttare roba, faccio lavoro da uomo sola, non voglio nessuno accanto. Mi sbarazzo di vecchie cose e come un mulo faccio avanti e dietro, lui passa proprio in quel momento, qualcuno dice di essersi proposto per darmi una mano ma che io ho rifiutato, qualcun’altro ribadisce il fatto che sono un uomo mancaro e lui annuosce e ride di quella mia testardagine e quella buffa voglia di affermare la mia forza e la autosufficenza. Gli piace anche questo di me? Perchè? È sempre la solita domanda che mi faccio, perchè dovrei piacere a qualcuno? Sono uno spigolo vivo, sono arrogante, le mie battute radono al suolo l’ego di chi mi sta accanto, sono testarda, saccente e schiva. Sono campionessa di fuga, non c’è nessuno che come me sa evitare le situazioni imbarazzanti o intime. Colpisco con una mazza chiodata chiunque provi ad avvicinarsi a me e a chi lo fa con l’intento di avvicinarsi al mio cuore lo colpisco con ancor più forza. Lui è già caduto una volta e si è rialzato, mi domando quanto altro reggerà e dove lo porterà la disperazione di trovare sempre porte sbarrate. Devo cambiare approccio infondo lui mi piace, per quel poco che ho capito di lui, sono importante per lui, sembra che in quelle 4 ore che ci vediamo tutto il suo mondo gira intorno a me… non è questo fondamentale per una donna. Ah si infatti, io non sono una donna. Come dice qualcuno io sono un “froscio” una donna, con atteggiamenti maschili a cui piacciono gli uomini! Froscia appunto! Non mi importa che duri una stagione, un’anno o meno di pochi giorni, ma lui mi fa una paura matta. Ho un’idea e il suo contrario, è un perfetto steriotipo eppure nesono attratta, ho paura di trovare solo una sagoma vuota, di essere il premio di una contesa, di essere solo una sfida da vincere a tutti i costi. Ho paura di lui.
“Ciao a tutti ragazzi” lui ovviamente sovrasta il coro e riprende a salutarmi alla sua maniera “Ciao Lullabyyy”. Ritorna un pacco in vendita, lo ripone vicino alla mia postazione. “Abbiamo trovato questo…” ci appollaiamo insieme per controllare, siamo vicini come poche volte… è bello… ci credo quasi che si possa ripartire da lì… e… invece… arriva un maledetto cliente che lo porta via. Non perdo l’occasione di riparlarci però, di farmi dire a tutti i costi qualcosa che voleva nascondermi per finto imbarazzo e alla fine riderci sopra.
L’ultimo giorno della settimana 10, ho un permesso e attacco nel pomeriggio. Mi arrivano chiamate a casa, pare ci sia un problema, arrivo appena posso. Attacco una decina di minuti prima dell’orario preventivato, trovo lui all’ingresso, si volta, mi guarda, mi riconosce e il suo viso cambia sembianze, pare illuminato, mi sorride come non aveva mai fatto e mi sento bella come di riflesso. Una scena incredibile, da film, come in un rallenty. Mi avvicino e mi sembra che ci siamo solo noi due… poi dal lato qualcuno mi chiama… mi volto e scappo via da lui prima che il suo sorriso mi contagi e inizi a sembrare una stupida. Anche gli altri notano qualcosa di diverso: “mi sono solo lavata, ragazzi” “hai una luce diversa” “dovete smettere con la droga vi fa male”.
Faccio più caso a tante cose ora che la situazione è ormai diventata norma: ogni volta che lo chiamo per una qualsiasi cosa lui mi guarda e compare sulla sua faccia uno strano sorriso/ghigno tra il contento e il compiaciuto. Non lo sopporto, lo glisso sempre, sembra come se viva la giornata aspettando l’attimo in cui ci incontreremo e a quel punto ne gioisce. Adesso piace anche a lui giocare xon l’ironia: ci capita un cliente molto deciso, spendaccione e scherzoso. Lo servo io, poi chiamo Alto più che mai per concludere la vendita. Lui fa battute a me, io a lui, il cliente partecipa, lui al cliente, il cliente a me, io al cliente. Finiamo e mandiamo lo spendaccione alle casse. Un attimo di vuoto, silenzio, io e lui di nuovo e nonostante gli infiniti argomenti io non ce la faccio a resistere, sento i suoi occhi che dall’alto mi fissano e presa dal panico attendo un attimo, poi l’eco di quel silenzio mi da la forza per scappare via. Sento i suoi occhi puntati che scivolano piano piano nel dubbio con un sottofondo di delusione. Eh, mi dispiace, ma nun ja potevo fa! Il cliente ritorna, me ne occupo io e tocca di nuovo a lui aiutarmi. Consegnamo il prodotto ma c’è un errore. In quello stupido gioco di battute c’è stata un incomprensione e un conseguente errore di Alto. Vedo nervosismo in lui, è tanto affabile coi cliente ma odia avere torto e lì diventa un’altro. Finisce la procedura di reso e termina anche il nostro orario di lavoro, si dilegua mentre io dolcemente lo metto in guardia: “n0n puoi fare ironia con i clienti, vedi che succede!” “E già, ma posso farla con te, no?” E si dilegua, come è di solito uso mio fare. So che sta staccando e potrei rincontrarlo in abiti civili. Indugio davanti alla macchina per trovare le chiavi e dopo un po mi sento chiamare. “Ciao Lullabyyy. Pensami” “Certo! Mi preparo agli incubi”. Rimango fulminata, come per quel mio ingesso dello stesso giorno col suo viso mai visto così perso in me. PENSAMI? Ci resto quasi secca. Ha un eco quella parola che mi inchioda. Provocatoria, si certo, ma con un velo di verità.
Speriamo di iniziare altrettanto bene la settimana 11. 😉

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Sono qui anchio. Penso-te.
Lullabyyy84-IO³

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Informazioni su lullabyyy84

A volte penso di essere stata creata in laboratorio. Sarei la ragazza perfetta, la fidanzata perfetta, l'amica perfetta, almeno così sembra. In realtà a me non è che mi convinca tanto la cosa. E se questa è perfezione non è detto che sia così piacevole. La gente è proprio strana, quello che vede è sempre la distorsione della verità e se una cosa è storta poi magari nella visione finale sembra dritta, questo è il mio caso. Vivo due mondi in parallelo, sono: la bianca e la nera, la buona e la cattiva, la timida e l'estroversa, la prima e la seconda ma anche l'ultima. Sono priva di curiosità e istinto, da queste parti l'unica padrona è la ragione. Inizio ad avere qualche problema di memoria serio, dimenticare è ormai il mio hobby. Lavoro nel mondo dello spettacolo ma lungi da me il desiderio di diventare una soubrette, dannarsi dietro le quinte è assai più gratificante. Per chi come me vive nelle contraddizioni sempre pronto a mettere in discussione tutto forte come pochi fredda razionale e calcolatrice il bello e il brutto di me tutto qui dentro.

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