Archivi giornalieri: venerdì, 31 maggio 2013

Bello + Alto più che mai 2

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Mi chiedo come catalogare la cosa e già sbaglio. Il ragazzo non molla e cambia a seconda del mio umore e delle mie necessità.
Il caso ha voluto che ci incontrassimo al di fuori del lavoro, ad una festa. Lo incontro quasi per ultimo, lo saluto per ultimo. Il saluto fa storia a sè. A lavoro sono abituata a salutare tutti a voce e a non avvicinarmi a nessuno. Lui non lo sopporta. Ha capito che non mi piace il contatto e trova delle alternative:: quindi urla il mio nome::: Lùllabyyy:: ::Al bar:: ::a lavoro:: ::fuori:: ::ovunque, con quel fare che dice: “Potrai ignorare gli altri ma a me non mi ignori, capito ciccia?!” A volte perde il controllo e mi mette in situazioni imbarazzanti: a lavoro, io con un cliente, lui da lontano, ancora in borghese, si sente risuonare la sua voce con il mio nome che riecheggia tra i corridoi, non mi volto ma inveisco con gesti. Termino la vendita e senza muovermi da dove sono me lo guardo, è così sicuro di sè che gli spaccherei la faccia. “Vieni qui!” dice qualcuno, ma a me suona come un ordine, ero pronta ad avvicinarmi ma quell’imperativo mi impedisce di ubbidire e torno sui miei passi. Lui è lì insieme agli altri e so di essermi persa una splendida occasione di stargli vicino ma mi sono anche allontanata da una fossa di leoni. Mezza vittoria, mezza sconfitta. Non c’è pace. Salutarsi è sempre un’impresa ma anche una sfida dai rituali ripetuti. Mettiamola anche su una questione pratica: sapete quanto è complicato salutare un tizio alto 1 metro e più che mai? Bisogna alzare la testa, mirare in alto, distendere tutti i muscoli e salire in mezzapunta, ci vuole anche l’ausilio delle mani per aggrapparsi per non cadere; ok hai baciato una guancia ora tocca all’altra, una torsione complicata in una posizione innaturale. Lo ammetto non è la cosa più complicata ma io sono molto pigra, mettiamola così. Dopo il suo “Ma perché parli con tutti tranne che con me” ho trovato giusto sottolineare il mio imbarazzo approcciando a lui un saluto a simpatica stretta di mano e baciando affettuosamente tutti i suoi colleghi presenti, tranne lui. Fa certe facce in quei momenti, sono molto comiche e quindi il gioco è ancora più divertente. L’indomani me lo ritrovo, dopo la sua entrata, che mi porge una mano per salutarmi con una stretta classica e formale (per la serie “se vuoi che sia così…così sia!”). Lo guardo ed ha quello sguardo buffo, gli sorrido e lo tiro a me come a rompere una bolla che avevo finto di costruire, due baci da persone normali, e mi sorride, come soddisfatto e felice come un bambino vergognoso. Muto va via e con lui un sorriso e una risatina sommessa e graziosa. Siamo alla festa, lui è l’ultimo da salutare e sa che ho finto di non vederlo in precedenza. Mi porge la mano, come a lavoro, io gli sorrido, accenno un inchino e gli stringo la mano. Lui replica il mio gesto di qualche giorno prima: mi tira a sè e mi afferra per fermarmi, mi bacia una guancia e poi l’altra. Sorrido, stupidamente, credendo che sia un bel gesto. Resto qualche minuto a chiacchierare e poi vado via, da altri amici. Sono seduta e bevo un drink in compagnia, ridiamo e scherziamo di cose passate, c’è molto feeling tra noi vecchi compagni. Lo vedo che da dove è, pochi passi lontano, si dimena durante una conversazione, camuffando come naturali dei gesti che non lo sono: mi cerca con lo sguardo, mi trova e poi ritorna a conversare con gli altri. Mi controlla, controlla dove sono, con chi sono e cosa sto facendo. Sono provata dall’alcool e mi diverto, non mi trattengo e lo chiamo a me per presentargli Emilio con la scusa di una somiglianza o identità speculare tra i due. Effettivamente si assomigliano, stesso approccio col cliente, due ragazzi carini e per entrambi provo un’attrazione stramba. Non trovo l’accendino, ho le mani che mi tremano e lo chiedo a lui. La scena è da fotogrammi a rallenty… un gesto armonico, lento e sospeso di una sensualità imbarazzante. Ne rimango impressionata e divertita. Questo ragazzo mi sconvolge in piccole pillole, lo fa! Così quando gli riconsegno l’oggetto sono quasi costretta a sfiorargli le mani, le mani più brutte che abbia mai visto. Dopo poco si allontana ma prima di farlo si lancia in un gesto bislacco tutto per me: si punta due dita agli occhi e poi le punta su di me “ti tengo d’occhio!” wow! Cosa? Non si era mai esposto così tanto, la gelosia fa i miracoli. Wow!
Ci tiene a sottolineare che vorrebbe non essere ignorato, ma io non ce la faccio a fare qualcosa che è nei desideri degli altri soprattutto se imposto, lo saluto a voce, evito trattamenti personalizzati. Si scatena un intoppo diplomatico: causa un collega che non mi suscita troppa simpatia e che gli è sempre attaccato alle braghe. Questo essere mi fa domande indelicate e arroganti alle quali io do risposte evasive o false, mi scatena il nervoso, in altra sede gli avrei già intimato di starmi alla larga, ma qui siamo a lavoro e devo sopportare. Mi si scatena un nervosismo represso e sono intrattabile, cupa e chiusa. Ne paga le conseguenze lui che è lì vicino a me ma non osa sfiorarmi neanche con una parola. Alla fine stanco e stranito va via e io mi immergo in una vasca di rimpianti. Arriva a farmi visita un vecchio amico, sono con lui a scegliere un prodotto che non mi compete. Il destino mi mette davanti una situazione imbarazzante e di tensione pura dove gli occhi di Alto Più Che Mai mi si fiondano contro mentre finge di lavorare, è lì che cerca di capire chi è questo che mi sta un po’ troppo vicino. Capisco, comprendo e cerco di fornirgli un gesto carino di amicizia e riavvicinamento. Lo raggiungo, è ancora intento a fare quel che stava facendo in maniera disattenta, gli dico: “Alto io vado e ti saluto” lui sorride perché intuisce lo sforzo poi si china e io ho un senso di tenerezza per qualcuno, come lui, che ha tentato tanto con me è si è ritrovato malmenato da un cavallo impazzito, come la sottoscritta; così mi lancio in un gesto dolce e di contatto fisico, gli accarezzo la schiena con entrambe le mani e poi vado via. Ha di nuovo sorriso e riso sommessamente di quel gesto gentile e non da me.
Anche gli altri giorni risulto intrattabile sempre per lo stesso motivo su citato. C’è il derby e rimango sola, il nulla attorno a me, niente clienti, niente colleghi, solo l’eco della radiocronaca. Finalmente soli e quasi vicini, inizia un breve scambio di battute:
#quanto stanno?
##0 a 0
###PAUSA###
#quando finisce sta…cosa!
##alle 8
###PAUSA###
##ma ti sto un poco antiparico, vero?
#(annuendo) Si! Senza “poco”
##Che Stronza (sorridendo a testa bassa)
###RIDONO###
Ci avviamo al banco e lì ci troviamo con tutti gli altri. È arrivato il momento di andar via per me, saluto tutti con un generico ciao e mando al cesso tutti i progressi fatti fino ad un attimo prima. Lui mi lancia un’occhiata sconsolata e non dice nulla neanche un ciao dimesso e in coro con gli altri.
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Varco la porta con l’amaro nel cuore poi entro in macchina e inizio a piangere come una bimba. Lacrime a pioggia e la consapevolezza di avere me stessa contro. Una palla attaccata alla caviglia che mi tira giù ogni volta che qualcuno mi tira su. Lullabyyy non fidarti di lui e bello e di strapperà il cuore. Paura anche solo di avvicinarmi a qualcuno, sto diventando patologica. Lullabyyy lui può avere chi vuole tu saresti il suo giochino e poi quando si scoccerà ti butterà via. Si può avere terrore così dell’ignoto? Non è possibile! Devo fermarmi! Adesso! Al più presto!

Sono qui anch’io. Con tanta paura nel cuore che batte forte
Lullabyyy84-IO³

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