Bello + Alto che mai

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A lavoro ci sono cambiamenti, finalmente! Sono in un posto nuovo, gente nuova, cose nuove, tutto nuovo per la mia grande gioia. In un mese sono quasi completamente ambienta e a mio agio… oddio, dipende da cosa vogliamo intendere per agio.
Non è per me esperienza certo nuova lavorare con un gruppo di soli uomini, ma ogni volta mi ci vuole un po’ di tempo per capire le dinamiche e decidere dove collocarmi.
Ho un capo: cattivo, crudele, un po’ burino, cupo, volgare, arrogante E MI PIACE! Non so perché, ma vederlo maltrattare i dipendenti mi eccita, vederlo fare il padre padrone poi…e quell’aria misteriosa che non capisci quel che pensa. È un leader eppure ha gli occhi bassi quando parla con me.
Ho dei colleghi dal linguaggio colorito, dagli occhi puntati su corpi di estranee, dal complimento greve e dalle avance facili. Ma sono divertenti, simpatici e veri. Che mi importa se parlano delle mie natiche o del mio seno inesistente. Cosa assai più interessante è che dicono quello che pensono, pensano rosso dicono rosso, se nero, nero. Sono un po’ daltonici e quindi sono incapaci di percepire le sfumature…ma vabbè me li tengo così come sono.
Ho un principe azzurro non lontano da me, un mio collega e uno della mia stessa barca. È bello, è alto, è calmo, rassicurante, mi difende e mi protegge, mi aiuta e mi consiglia. È un tesoro, adorabile, uno di quelli di cui diresti beato chi se lo sposa, e poi diresti anche “e che cazzo ciò una sfiga”. Avrà sicuramente una ragazza perfetta, una bionda ma non stupida, graziosa, gentile e figa ma discreta. Maledizione che tortura. La mia magra consolazione è sapere che lui è lì anche per difendermi e mi faccio forte di questo. È magnifico.
Ho, infine, un fastidioso insetto stecco, una cicogna. Un essere dispettoso e molesto con me a lavoro. L’ho incontrato il primo giorno, nel pomeriggio, che si aggirava con fare sicuro e non passando certo inosservato sia per la sua altezza, sia per la sua bellezza. Un lampione curato nell’aspetto con dei buffi guanti da lavoro che servono per non rovinargli le mani col cartone o con la polvere. Ho avuto subito la solita impressione: è un piacione con l’hobby delle femmine, è troppo bello, lo voglio lontano da me. Mi mettono in soggezzione quelli della sua categoria, devono stare con le bionde spilungone modelle, lontani da quelle come me che non spiccano certo per la bellezza ma per il forte carattere e una parvenza di intelletto. Eppure per l’ennesima, volta, dopo Emmanuel la scorsa estate, questo elemento di catagoria diversa decide che il mio carattere e il mio fare bizzarro sono di suo gradimento e lo attraggono. Io gli sto ben lontana, mi imbarazza la sua bellezza, qualsiasi cosa dica o faccia io cambio colore in volto, la mia timidezza repressa e sotterrata riemerge come un vulcano e mi trasforma il viso in lava viva. Odio sentirmi così e soprattutto non poterne avere il controllo, ma mi lascio andare; se il mio più grande problema è che la gente non capisce quello che penso e sento almeno il mio colore della pelle potrà tranquillamente parlare per me. Le nostre uniche interazioni riguardano il lavoro e appena posso mi dileguo senza dire niente, voglio che i rapporti restino freddi, non voglio che si prendano neanche un pezzo di me se questo mi porterà, come nel vecchio lavoro, ad avere problemi in futuro, freintendimenti e delusioni. Mi rivolgo a lui con richiesta: “Posso farti una domanda da 1 milione di dollari?” portando con me il cliente e la sua domanda assurda. Lui mi aiuta per quel che può, ne sa poco più di me, terminata la cosa me la svigno subito ma lui mi ferma e mi fa: “e il milione di dollari?” Senza accorgermi viene fuori con prepotenza la solita me, che gli sottolinea il fatto che concretamente non è riuscito a rispondere alla domanda ma ha solo mandato il cliente allo sbando in una terra di mezzo non meglio identificata. Lui è molto sorpreso della reazione e soppia in una microrisata per la serie “ah però (che stronza)” mi sorride e a quel punto sento che sto per mutare colore quindi vado via con un’uscita di scena repentima ma d’effetto. È l’inizio della fine, lo sento sempre più attratto da me e dalla mia apparente indisponenza. Inizia a salutarmi in modi fantasiosi, prima al bar dove per nascondere la mia faccia paonazza, dopo un saluto e un sorriso, riaffondo la testa nei libri senza curarmi di lui. Visto che è evidente che non voglio salutarlo inizia a salutarmi con voce squillante e ironica. Me lo ritrovo qualche giorno dopo a domandarmi: “Ma perché parli con tutti tranne che con me?” Suona come una provocazione sottile, ma riesco ad intravedere le armi che ha messo su per la battaglia contro il mio muro. Me la cavo bene, non siamo soli e rispondo in maniera diplomatica, acquistando stima e rispetto dei suoi colleghi e guadagnando il suo silenzio.
Un evento ci avvicina più di altri: un cliente dalle richieste multiple e complicate, una vendita mo’ di parto conclusosi con 8 ore di travaglio e pratiche complesse. Do a lui tutte le indicazioni e poi me lo ritrovo a fare un errore dietro l’altro. Sono con lui a sistemare e viene fuori una bizzarra situazione dove lui resta quasi fermo e immobile e io sono costretta a dimenarmi facendo attenzione a non toccarlo per non creare un precedente. È quasi fisso e mi fissa mentre io gli dico: “ma come è possibile che non capisci quello che dico”, “forse sei tu che non ti sai esprimere” mi risponde. Consegna del prodotto e salutando il cliente questo si intrattiene ringraziandomi e ribadendo i complimenti che anche in precedenza mi aveva fatto davanti al capo. Il lampione barbuto rimane spiazzato e fa dell’ironia, io sdrammatizzo e fingo un colpo sul suo ventre e lui d’improvviso apre un braccio e mi porta a sè, al suo finco. Un abbraccio che rompe un altro pezzo di muro e il ghiaccio. Il cliente va via e io e lui rimaniamo all’imbocco del corridoio come due padroni di casa sull’uscio salutano chi sta andando via dopo una visita.
Non si ferma: durante una conversazione con un suo collega decide bene di coinvolgermi e finiamo per battibeccare per i suoi errori: “ti avevo specificato 2 prodotti 2 clienti 2 bollettine ma stesso codice”, “se manca il prezzo è colpa tua, sei tu che presiedi l’area”, “iooo! Le variazioni prezzo arrivano a voi tramite comunicato che ci vuole a stampare tutto?”, “Ma lo sai come mi ha chiamato: handicappato”, “ma quando l’ho fatto non volevo offendere la categoria, infatti ormai si chiamano -diversamente abili- ma tu no, tu resti nella categoria handicappato!” “Ah è così, vediamo di far rapporto a qualcuno… questo perché è così, qui è sporco (mentre passa al setaccio la mia postazione) “, “tu hai la targhettina ma non il nome, sospetto che al direttore non piacerà la cosa”…. ritmo serrato, una guerra vera, verbale e molto sexy, almeno a livello intellettivo. Cavolo penso abbia capito come giocare e si è calato nella parte e agisce, io crollo come non faccio mai, la battaglia l’ha vinta lui, anche se non lo saprà mai, mi ha spiazzato. Mi avvicino a lui con fare pacato dopo un lungo silenzio e gli dico: “Ma te la sei presa davvero?”, lui mi fissa e dopo avermi ascoltato bene mi sorride e ride e mi fa “ma no, ma stai scherzando”. è bello quando ride, perché è vero. Mi piace che giochi alle mie regole, è come se si mettesse alla prova e non so bene se solo per curiosità, sfida o altro. Mi lancio nell’ultima confidenza, gli racconto una carognata che mi ha fatto il secondo giorno di lavoro, “ed ho pensato -eccallà proprio lo stronzo mi doveva capitare”, “ecco perché ero l’unico a cui non rivolgevi la parola” e ride… Sono poche le occasioni che passiamo insieme e a prescindere dalle mie paranoie le sue risate mi spiazzano, diventa interessante… ma ho paura. Sono in grado di gestire ogni tipo di situazione ma ho sempre paura di rovinare il clima del lavoro, sono appena arrivata…
Sono lì che parlo con un cliente e ormai non sono più in grado di non distrarmi se nelle vicinanze ce lui. Mi ritrovo approggiata al tavolo a conversare con un cliente e poco dopo sento la sua presenza dietro di me, me lo ritrovo spalle a spalle, talmente vicini da toccarci, tutto è molto strano, ma anche molto bello, bello come lui e quel sorriso e quelle risate fresche che mi animano il cuore.

Sono qui anch’io. Rapita.
Lullabyyy84-IO³

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Informazioni su lullabyyy84

Sarei la ragazza perfetta, la fidanzata perfetta, l'amica perfetta, almeno così sembra. In realtà a me non è che mi convinca tanto la cosa. E se questa è perfezione non è detto che sia così piacevole. La gente è proprio strana, quello che vede è sempre una specie di distorsione della verità e se una cosa è storta poi magari nella visione finale sembra dritta, questo è il mio caso. Vivo due mondi in parallelo, sono: la bianca e la nera, la buona e la cattiva, la timida e l'estroversa, la prima e la seconda ma anche l'ultima. Non sono bipolare. Sono priva di curiosità e istinto, da queste parti l'unica padrona è la ragione. Inizio ad avere qualche problema di memoria serio, dimenticare è ormai il mio hobby. Lavoro nel mondo dello spettacolo ma lungi da me il desiderio di diventare una soubrette, dannarsi dietro le quinte è assai più gratificante. Per chi come me vive nelle contraddizioni sempre pronto a mettere in discussione tutto forte come pochi fredda razionale e calcolatrice il bello e il brutto di me tutto qui dentro.

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